Condannato Mantovani, ex vice presidente della Lombardia, a 5 anni e 6 mesi

La sentenza mercoledì 17 luglio. Assolto l'attuale vice ministro Garavaglia (Lega): il M5S era pronto a chiedere la sua "testa" in caso di condanna

Mario Mantovani

Il vice ministro dell'Economia Massimo Garavaglia (Lega) è stato assolto dall'accusa di turbativa d'asta per vicende che risalgono a quando era assessore al bilancio della giunta regionale di Roberto Maroni. Il verdetto è arrivato mercoledì 17 luglio. Nello stesso procedimento era imputato anche Mario Mantovani, ex vice presidente di Regione Lombardia ed ex esponente di Forza Italia (avvicinatosi a Fdi), condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione.

L'accusa, per entrambi, era di avere "manovrato" per pilotare il bando del servizio di trasporto di malati dializzati nei territori di tre Asl lombarde, tra cui una nel bacino elettorale di entrambi (la provincia ovest Milano). Il pm Giovanni Polizzi aveva chiesto la condanna a 2 anni per Garavaglia e a 7 anni e 6 mesi per Mantovani, che rispondeva anche di corruzione e induzione indebita. 

Un'eventuale condanna di Garavaglia avrebbe aperto un caso politico nel governo: il Movimento 5 Stelle aveva già fatto sapere di non essere intenzionato a fare sconti e che avrebbe chiesto, come da "contratto di governo", le dimissioni di Garavaglia dal posto di vice ministro.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tutto era nato dalla mancata partecipazione al bando da 11 milioni di euro della Croce Azzurra Ticinia Onlus, perché le tariffe erano troppo basse. Alcuni membri della Croce Azzurra si recarono da Garavaglia per protestare e questi fece una segnalazione a Mantovani, che oltre ad essere vice presidente della giunta era anche assessore alla sanità e al welfare. 

La difesa di Garavaglia ha sempre invocato che quella fu una «doverosa segnalazione» riguardante una associazione di volontariato molto attiva nel territorio, e che null'altro fece l'allora assessore al bilancio. Garavaglia era stato immediatamente difeso da Matteo Salvini, che su Facebook aveva scritto: «La sua colpa sarebbe di aver aiutato una associazione di volontariato del suo territorio, che trasporta malati e dializzati. Avrebbe quindi 'truccato' un appalto, poi vinto da altri! Se aiutare (senza peraltro riuscirci) una associazione di volontariato è un reato, mi auto-denuncio anch'io: arrestatemi!». L'accusa in realtà era piuttosto quella di aiutare una associazione (che non aveva nemmeno partecipato) a "riprendersi" il servizio, bloccando il bando dopo l'aggiudicazione.

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