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Azioni Microsoft, l'assessore Cocco non va in consiglio: tutto rimandato a dopo il bilancio

L'ex manager della multinazionale (che nella giunta Sala ha la delega alla digitalizzazione) per ora non affronta l'aula consiliare

L'assessore Roberta Cocco

Non si è presentata in aula a Palazzo Marino l'assessore alla digitalizzazione Roberta Cocco, ex manager Microsoft, finita nella bufera per essersi inizialmente rifiutata di pubblicare online i suoi redditi e patrimoni del 2015, come prevede la legge, spiegando di non avere incarichi politici in quell'anno. I consiglieri comunali sono impegnati nella discussione del bilancio di previsione 2017-2019 e ci sono circa duemila emendamenti da votare: per questo motivo, il capogruppo del Pd Filippo Barberis ha spiegato che l'assessore si presenterà per discutere della vicenda dei redditi dopo l'approvazione del bilancio.

Il caso è divampato quando Cocco ha finalmente pubblicato i redditi: dopo un paio di documenti che contenevano errori materiali, alla pubblicazione di quello corretto si è saputo che l'assessore possiede azioni Microsoft per tre milioni e 800 mila dollari. Niente di vietato, ovviamente, ma molti si sono chiesti se ciò sia compatibile con i bandi comunali sulla digitalizzazione che verranno fatti e gestiti proprio dagli uffici del suo assessorato.

Questa spiegazione non è andata giù alle opposizioni. Che incalzano la maggioranza - e la giunta - per risolvere al più presto la questione Cocco. Gianluca Corrado del Movimento 5 Stelle evidenzia che «una delle finalità dichiarate della giunta Sala è la trasformazione digitale e proprio la Cocco, manager di Microsoft in aspettativa - che possiede quasi quattro milioni di dollari di azioni -, è la persona deputata a indirizzare le decisioni in questo ambito».

«Quando è stato deciso di cambiare i software di posta, perché si sono acquistati prodotti Microsoft? Come è stata effettuata questa scelta?», si chiede l'ex candidato sindaco dei 5 Stelle. E per Stefano Parisi, ex candidato sindaco di centrodestra, tre sono le possibilità: «L’assessore deve astenersi dall’occuparsi di certe vicende, o vendere le azioni, o non fare l’assessore. Deve decidere cosa fare, ma non continuare a gettare ombre sulla giunta Sala». Ancora, Gianluca Comazzi (capogruppo di Forza Italia) chiede che il sindaco Giuseppe Sala cambi le deleghe alla Cocco. 

L'interessata, dunque, per il momento tace. Aveva però parlato il giorno successivo alla pubblicazione di reddito e patrimonio, affidando il suo pensiero ad una nota ufficiale, nella quale aveva soprattutto cercato di distinguere tra «il lavoro degli uffici», che si occupano di gare pubbliche o di altre modalità di acquisto di beni e servizi, e «l'autorità politica», il cui mestiere è «la programmazione dell'attività amministrativa e l'individuazione degli obiettivi». Insomma, secondo la Cocco si tratta di due ambiti diversi e un assessore non riuscirebbe ad intervenire, nemmeno volendo, su una gara pubblica. La spiegazione non aveva convinto tutti. E' evidente infatti non solo che il cittadino-elettore non può realmente sapere quanto si parlino - e che cosa si dicano - l'assessore (politico) e gli uffici (tecnici), ma anche che la definizione degli obiettivi può essere fatta in infiniti modi diversi, e a seconda delle effettive richieste o caratteristiche, potrebbero rispondere solo pochi operatori.

Il confronto comunque è solo rimandato. A questo punto si procede con l'approvazione del bilancio. La Lega Nord, peraltro, ha chiesto almeno che il consiglio comunale discuta una mozione sull'assessore, minacciando che non accetterà altrimenti un qualunque accordo sui duemila emendamenti al bilancio già presentati. Poi, da lunedì 27 febbraio, si potrà parlare del caso Cocco.

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