Politica

Primarie regionali centrosinistra, primo "scontro" all'insegna del fairplay

Primo dibattito tra Umberto Ambrosoli, Alessandra Kustermann, Roberto Biscardini e Andrea Di Stefano. Vengono toccati temi come sanità, ambiente, legalità ed Expo 2015

Candidati al confronto (il primo a sinistra è Ambrosoli)

Si è svolto all'insegna del fair play il primo confronto pubblico tra i quattro candidati delle primarie regionali del centrosinistra, che hanno raccolto gli applausi delle oltre 500 persone radunate nell'auditorium San Carlo di Milano, la sera di martedì.

Al centro del dibattito tra Umberto Ambrosoli, Alessandra Kustermann, Roberto Biscardini e Andrea Di Stefano - che ha indossato una felpa con la scritta 'Obama' - temi come la sanità, l'ambiente, la legalità ed Expo 2015. I candidati hanno discusso le proposte avanzate dalla Cgil e da associazioni come Legambiente, Legacoop, Acli e Arci, contenuti in documento, ascoltando interventi di personalità come il presidente di Comunità Nuova, don Gino Rigoldi.

La Lega nord e il Pdl "alla fine si metteranno insieme attraverso giochetti, perché il sistema di interessi costruito in 17 anni nella loro visione non può essere abbandonato", ha detto Ambrosoli. Secondo Ambrosoli i due partiti in Lombardia "hanno consentito a certe persone di realizzare se stesse nel disprezzo degli altri". "Ci proporranno dei modelli che hanno sempre preso sui cittadini - ha spiegato - diranno che perseguono il federalismo nell'interesse del popolo lombardo, ma il federalismo che hanno proposto è stato solo di facciata ed è servito a solo a spogliare la Lombardia".

Sulla sanità lombarda - è un medico - è intervenuta la Kustermann. "A chi pensa che non bisogna demonizzare il privato dico no, perché la sanità non può essere venduta come una merce". Secondo la candidata alla presidenza della Regione Lombardia, "Formigoni non ha migliorato l'eccellenza, ma nella sanità non ha fatto altro che premiare il privato".

Tra le proposte di Kustermann quella di riservare alle donne "il 50% dei posti in giunta, nelle direzioni regionali e nei consigli di amministrazione delle partecipate". "La Regione deve impegnarsi con lo Stato - ha concluso - per far sì che sia fatta una legge che consente ai figli di immigrati di essere chiamati a pieno diritto cittadini italiani".

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