Unioni civili: critiche dalla Curia, dissensi anche nel Pdl

Lunedì (o forse martedì) si vota a Palazzo Marino il registro delle unioni civili. Si spacca il Pdl, quattro esponenti "liberal" a favore. La Curia accusa: "Favorirà la poligamia"

Il voto sulle unioni civili in zona 8 (fonte Movimento 5 Stelle)

"Difendere i diritti di cittadini che trascorrono rilevanti porzioni di vita insieme deve essere un obiettivo prioritario per un partito liberale come il Pdl". Con queste parole il coordinatore cittadino Giulio Gallera fa uscire allo scoperto l'esistenza di diverse posizioni all'interno del Pdl sul registro delle unioni civili. E il dibattito si anima, alla vigilia del consiglio comunale dedicato all'argomento. Con Gallera anche Pietro Tatarella, Luigi Pagliuca e Fabrizio De Pasquale. Gli altri consiglieri comunali sono invece orientati a votare no. I "dissidenti" pongono però una condizione: che emerga (nel dibattito in aula e possibilmente nel testo finale) la volontà di garantire diritti alle unioni civili senza, come dice Gallera, "distruggere il valore della famiglia". Previsti quindi alcuni emendamenti in tal senso, che probabilmente verranno accolti dalla maggioranza anche se di intesa a priori non si parla. Sull'altro fronte, i più agguerriti sono De Corato e Masseroli. Secondo l'ex vicesindaco, il registro "non cambia nulla rispetto a diritti già acquisiti, è solo un effetto propagandistico per Pisapia: peccatoto che nello scivolone ideologico del centro-sinistra, ci siano anche alcuni colleghi del Pdl". Insomma, dentro il Popolo delle Libertà non se le mandano a dire.

Nel Partito democratico i dissensi sono già stati espressi da tempo. Gli assessori Marco Granelli e Maria Grazia Guida hanno reso nota la loro contrarietà a titolo personale. Stessa cosa per un "pezzo grosso" dell'establishment cattolico cittadino come il consigliere comunale Andrea Fanzago, che si asterrà al voto insieme ai colleghi Mario Cormio e forse Rosario Pantaleo. La libertà di coscienza rivendicata dai cattolici del Pd ha però fatto infuriare alcuni colleghi di maggioranza, soprattutto non del Pd, che ritengono che occorra innanzitutto rispettare il programma elettorale e che in tema di diritti da assegnare non sia giusto appellarsi alla coscienza.

LE CRITICHE DELLA CURIA: FAMIGLIA E POLIGAMIA - Non poteva mancare l'intervento della Curia. Su "Milano7" di domenica (supplemento di "Avvenire") Alfonso Colzani (responsabile del servizio per la famiglia) scrive che il tema dei diritti per le coppie che convivono stabilmente "va affrontato con calma e dal Parlamento". Segue l'invito a sostenere chi "col matrimonio si prende impegni pubblici e stabili verso la società diventandone una risorsa". Secondo Colzani, "questa giunta in qualche modo deve saldare alcuni 'debiti' verso una parte di elettorato che l'ha sostenuta". Sempre secondo Colzani, il registro potrebbe legittimare la poligamia, che in Italia è vietata: "L'uomo poligamo immigrato a Milano - scrive - potrebbe richiedere il riconoscimento della propria convivenza con tutte le sue mogli come unione civile". L'unione civile è infatti definita come "insieme di persone legate da vincoli affettivi che coabitano e hanno dimora abituale nello stesso comune". Insieme di persone, non due persone.

L'ARCIGAY E MAJORINO - Durissima la risposta di Arcigay alla Curia. "Impegni i giuristi cattolici sui casi gravi che affliggono la chiesa, come la pedofilia, lasci stare il registro delle unioni civili", affermano dalla sede milanese. L'Arcigay parla anche di "strumentalizzazione degli immigrati per difendere posizioni antistoriche e dogmatiche sulla famiglia". Pierfrancesco Majorino, assessore ai servizi sociali, afferma di "comprendere il richiamo della Curia alla famiglia" (e dice che le spese sociali per la famiglia sono aumentate) ma promette comunque di andare avanti sulla strada del registro.

NELLE ZONE - I dissensi nel Pd e nel Pdl non sono granché emersi nelle zone, fatta eccezione per la zona 8 dove diversi consiglieri cattolici del Partito democratico (tra cui il vicepresidente della zona, Angelo Dani) non solo si sono astenuti ma, nel dibattito, hanno espresso le proprie perplessità. Non così nel Pdl, dove l'area "liberal" non è più di tanto emersa. Sempre compatta la Lega Nord, che anche in consiglio comunale promette battaglia per "dimostrare l'inutilità e l'inefficacia del registro", come spiega Alessandro Morelli. L'unico caso di astensione nella sinistra radicale è quello di Luigi Caroli (zona 8, lista Milly Moratti), mentre il Nuovo Polo è andato in ordine sparso, ma più che altro si è astenuto. Con l'eccezione del voto contrario di Rita Cosenza (zona 3) perché non è stato previsto anche un obbligo alla solidarietà e assistenza, e di quello favorevole di Stefano Castoldi (zona 4) che però, nel frattempo, è passato al gruppo misto.

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