Via libera al registro: a Milano riconosciute le unioni civili

Approvato a notte fonda il registro. Confermate le astensioni dei quattro cattolici del Pd, mentre nel Pdl i laici Tatarella e Pagliuca votano a favore. "E' il modello Milano", dice la Rozza. E Pisapia: "Ridotto lo spread sui diritti"

Approvato il registro delle unioni civili a Milano

Riveduto e corretto, alle 3.40 della notte tra giovedì e venerdì il registro delle unioni civili è stato approvato dal consiglio comunale di Milano. "Abbiamo fatto un passo avanti per eliminare le discriminazioni e per una città più giusta e rispettosa per le scelte di tutti. Sui diritti civili abbiamo ridotto di molto lo 'spread' che avevamo con il resto d'Europa", ha dichiarato a caldo Pisapia in aula subito dopo il voto ringraziando tutti i consiglieri. La delibera è passata con 29 sì, 7 no e 4 astenuti. Hanno votato a favore i gruppi di maggioranza, il Movimento 5 Stelle, Fli e due consiglieri del Pdl. Hanno votato contro la Lega, il Pdl e Milano al Centro. Si sono infine astenuti quattro consiglieri del Pd.

Due gli interventi più significativi sul testo. Anzitutto "insieme di persone legate da vincoli affettivi" è stato sostituito con "due persone legate da vincoli affettivi", così da evitare che si corresse il rischio di avallare la poligamia. L'attestato di unione civile potrà quindi essere ottenuto dalle coppie di fatto che si iscriveranno al registro dopo avere ottenuto il certificato di famiglia anagrafica.

Il secondo intervento è stato infatti quello di sostituire "famiglia anagrafica" con "unione civile", come volevano i liberal del Pdl, rassicurando però i cattolici del Pd sul fatto che ciò non avrebbe aperto la strada a riconoscimenti speciali, simili al matrimonio, per le coppie gay: lo stesso Pisapia intervenendo anche in aula ha dichiarato che si tratta di un tema di competenza dello Stato e non di un comune. Tuttavia questo punto ha avuto una conseguenza inaspettata: il fronte laico del Pdl si è dimezzato ai soli Tatarella e Pagliuca.

IL PASTICCIO DELL'EMENDAMENTO "LIBERAL" - La maggioranza aveva appena bocciato un analogo emendamento e Giulio Gallera, coordinatore cittadino del Pdl e "leader" fino a quel momento dei laici del suo gruppo, ha preso la parola per affermare il ritiro dell'emendamento successivo e degli altri, dichiarandosi "sconfitto" e "ingenuo". C'era un accordo specifico che pareva saltato, ma a quel punto Pietro Tatarella ha mantenuto la sua firma all'emendamento successivo consentendo che si votasse e si approvasse. "Una decisione difficile - ha dichiarato a microfono - ma Coppie di fatto: salta accordo con consiglieri laici PDL
"
ho scelto questo partito perché ha anteposto il valore della libertà: siamo sempre stati per le libere scelte dell'individuo e tradirei il motivo che mi ha spinto nell'impegno politico"

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". Al voto finale hanno poi partecipato Tatarella e Pagliuca col loro sì.

I LAICI DEL PDL - Per Luigi Pagliuca "ogni viaggio comincia con un primo passo e questa è una bella pagina per il comune. Dentro il vuoto normativo ci sono le sofferenze delle persone. Per una coppia che convive, molte vorrebbero farlo ma si trovano colpite da parole usate come sciabole. Mi dispiace che in questo momento qualcuno non abbia fatto una scelta fino in fondo. Ci sono cento motivi per non fare una cosa. Un solo motivo c'è per portarla avanti, raggiungere il risultato". E Tatarella si è anche chiesto a che modello di destra stia guardando il Pdl.

GLI EMENDAMENTI CORRETTIVI - Una dozzina gli emendamenti che sono andati a correggere e ampliare il testo in varie parti, affinché fosse più chiaro e più preciso. Emendamenti per la maggior parte presentati da Manfredi Palmeri (Fli) e condivisi dalla maggioranza, talvolta anche concordati con essa. Lo ha riconosciuto Carmela Rozza, capogruppo Pd: "Questa delibera - ha detto - è entrata in aula come quella analoga torinese, ed esce una delibera che si può definire il modello Milano: abbiamo un registro separato che riconosce a pieno titolo le unioni diverse dal calderone della famiglia anagrafica".

I CATTOLICI DEL PD - Fanzago, Cormio, Pantaleo e Mancuso si sono astenuti come da promessa. I primi tre sono anche intervenuti in sede di dichiarazione di voto per ringraziare comunque la maggioranza e il sindaco per avere rispettato la loro scelta respingendo l'idea di una spaccatura. Per Fanzago la delibera partiva effimera e ora è più coerente, pur continuando a ritenere che il tema debba essere portato all'attenzione del parlamento, più che del consiglio comunale.

IL LEGISLATORE NAZIONALE - E di stimolare il Legislatore a occuparsene, in effetti, hanno parlato praticamente tutti. Marilisa D'Amico, ad esempio, quando ha dichiarato che "la delibera risponde al principio costituzionale di uguaglianza ed è un passo in avanti verso la tutela delle coppie omosessuali, consapevoli però che il comune non si può sostituire al Legislatore statale sul diritto di famiglia". Stesso concetto espresso da Luca Gibillini (Sel): "Questo dispositivo inciderà su anche sulla necessità di affrontare il tema dei diritti delle coppie omosessuali".

PDL, MOIOLI E LEGA: "INUTILE" - Anche Carlo Masseroli parla del futuro dibattito nazionale, ma per spiegare come a suo parere la delibera sia inutile. Per il capogruppo del Pdl, la delibera "ha pochissima sostanza, non dà diritti in più perché non compete al comune darli. Ha valore simbolico ma sconta il voler tenere insieme posizioni diverse e non entra nel merito con chiarezza. La partita è un dibattito a livello nazionale: un conto sono i diritti alle persone e diverso voler equiparare unioni di natura oggettivamente diversa". Per Massimiliano Bastoni (Lega), "ci si aspettava chissà quale carta e invece non si aggiungono diritti a quelli che già ci sono come il diritto alla casa o alla sanità. La Lega sarebbe stata disponibile a parlare seriamente di diritti, come la reversibilità della pensione per esempio, ma il punto è che il consiglio comunale non può farlo".

FLI - Manfredi Palmeri, intervenendo in dichiarazione di voto, ha voluto sottolineare che "se proprio qualcuno mi chiede di guardare all'orientamento sessuale, il mio primo pensiero va a chi è dello stesso sesso e ha più difficoltà di me che sono coppia di fatto eterosessuale nella società". Ha aggiunto che è un errore "porre in contrasto la dimensione della famiglia con l'essere coppia di fatto. Chi è fuori dalla realtà è chi fino al 1990 definiva malattia mentale l'omosessualità: l'Organizzazione Mondiale della Sanità, con tutto il portato di discriminazioni legislative e sociali".

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PISAPIA - Il sindaco ha preso la parola dopo il voto per dichiarare come sia stata "una bella giornata per Milano e per il nostro consiglio, con una discussione e confronto rispettoso, basato sull'attenzione di sensibilità diverse e capacità di comprendere ragioni dell'altro". Pisapia ha sottolineato "l'alto livello degli interventi" e di questo si è detto "orgoglioso come sindaco e membro del consiglio". Si è infine augurato che il voto del consiglio comunale di Milano sia "uno stimolo per il parlamento a concludere l'iter legislativo per il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni civili".

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