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Il paese in cui il 25 aprile è vietato suonare Bella ciao: e tutto il corteo la canta in strada

A Corsico, per la classica sfilata del 25 aprile, la banda musicale non ha eseguito Bella ciao per scelta dell'amministrazione. Ma in strada tutti hanno cantato insieme, senza musica

Il presidio "Bella ciao" a Corsico - Foto Nadia Campi

Tutto, ma non quelle note. Sei canzoni preventivamente scelte e approvate, ma non quella. Perché - questa la motivazione ufficiale - c’è da festeggiare “la Liberazione fatta anche da alleati, tedeschi e polacchi”. 

VIDEO | Impossibile vietare "Bella ciao": il corteo la canta in strada

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Non doveva avere il suo “inno” il 25 aprile di Corsico, il paese che ha deciso ufficialmente di vietare “Bella ciao” durante i festeggiamenti per la “Liberazione”. La decisione è dell’amministrazione, di centrodestra, che - per bocca dell’assessore Giacomo Di Capua - ha fatto sapere di non gradire il canto partigiano, perché “loro fecero errori e uccisero delle persone”. 

Di Capua, per far sì che il messaggio arrivasse forte e chiaro, aveva scritto una lettera alla banda musicale del paese con la scaletta, che non ammetteva eccezioni: La leggenda del Piave, Valsesia, La ritirata, 33, Sventola il tricolore e La bandiera dei tre colori.

Nessuno spazio, quindi, per “Bella ciao”: letteralmente bandita. Un veto - arrivato nelle stesse ore in cui a Milano

centinaia di manifestanti di destra rendevano onore ai caduti fascisti nel cimitero Maggiore, tra saluti nazisti e bandiere repubblichine - che aveva suscitato l’indignazione dell’Anpi locale, che si era subito detta pronta a intonare il coro in piazza insieme ai cittadini, anche senza musica. 

Lo scontro tra Anpi e amministrazione di Corsico, tra l’altro, va avanti ormai da tempo. Nell’annunciare gli eventi per il 25 aprile, infatti, il sindaco Filippo Errante aveva fatto sapere che alle manifestazioni non avrebbe partecipato nessun rappresentato dell’Anpi, salvo ripensarci due giorni dopo e accettare la presenza di un solo partigiano sul palco. 

Quello stesso palco dal quale non si è cantato “Bella ciao”. Ma in strada, anche se senza musica, sì: tutti insieme. Come avevano promesso i partigiani.

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