Cristina Cattafesta ancora trattenuta in Turchia. L'appello della Regione Lombardia: "Sia liberata"

L'appello della famiglia e del Cisda portato in Regione da Usuelli (+Europa) e firmato dal presidente Fontana e dai capigruppo

Cristina Cattafesta

Ancora nulla di fatto per Cristina Cattafesta, l'attivista milanese del Cisda (Coordinamento italiano a sostegno delle donne afghane) catturata nella città di Batman in Turchia domenica 24 giugno in concomitanza con le elezioni presidenziali e legislative di quel Paese e non ancora rientrata in Italia, nonostante formalmente non sia accusata di nulla.

I vertici di Regione Lombardia si sono ufficialmente esposti per chiedere che sia fatta rientrare a Milano. Un appello in tal senso (promosso dalla famiglia e dal Cisda) è stato firmato dal presidente Attilio Fontana, dall'ufficio di presidenza del consiglio regionale e da tutti i capigruppo eccetto Viviana Beccalossi del gruppo misto (ex Fdi) su iniziativa di Michele Usuelli, consigliere e capogruppo di +Europa. Cattafesta si trova in un centro di espulsione a Gaziantep e non ha potuto contattare al telefono la sua famiglia.

Il fermo era dovuto al ritrovamento di una bandiera del Pkk, il movimento paramilitare curdo, nel suo cellulare: di qui l'iniziale ipotesi di propaganda terroristica, poi caduta. L'attivista (che nel 2016 si era candidata al consiglio comunale nella lista Milano in Comune di Basilio izzo) si trovava in Turchia come osservatrice internazionale per conto di un partito filocurdo, l'Hdp.

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C'era preoccupazione anche per la condizione di salute di Cattafesta, affetta da ipertensione arteriosa; ma dopo l'intervento del console italiano e del Ministero degli Esteri, dalla fine di giugno ha ricevuto visite mediche e i farmaci di cui ha bisogno. "Cristina - dichiara Usuelli - è una donna nota in Italia per le sue battaglie a sostegno delle iniziative di pace. Ha lavorato molti anni come volontaria di Emergency, impegnata a curare le vittime di tutte le guerre e ha lavorato anche in molti Paesi musulmani".

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