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Franco D'Alfonso

Franco D'Alfonso

Critiche dell'assessore D'Alfonso ai consiglieri di maggioranza

"Vi fate dettare la linea da Libero". In un lungo articolo su ArcipelagoMilano, l'assessore chiede una "linea politica condivisa"

Un altro caso come quello di Stefano Boeri, l'assessore alla Cultura 'fatto fuori' per manifesta incompatibilità con la giunta del sindaco Giuliano Pisapia? Può essere. 

Sta di fatto che la lettera scritta per Arcipelagomilano.org dall'assessore al Commercio Franco D'Alfonso la dice lunga sui sentimenti tesi a Palazzo Marino, soprattutto in materia di "decisioni a lungo termine". 

"La Giunta è sola, politicamente parlando. Il Consiglio comunale è dominato dalla presenza di almeno 20-22 su 29 consiglieri di maggioranza che non sanno bene cosa fare o che riferimento politico avere e, come sempre succede in questi casi, si fanno dare agenda e linea dal quotidiano Libero o dalle dichiarazioni prestampate (ormai nemmeno le agenzie di stampa le leggono prima di rilanciarle, sono sempre le stesse anche con gli errori di ortografia …) dei consiglieri di opposizione. In città l’attività delle forze politiche, associazioni, club, circoli etc. è marginale e priva di una guida o di uno sbocco univoco. Non sono giudizi di merito, sono constatazioni", sbotta D'Alfonso.

"E non ho difficoltà ad ammettere prima di ogni altra cosa alcuni veri e propri fallimenti della giunta-movimento-partito: si è scelto di non strutturare il movimento arancione in movimento-partito non solo di appoggio ma anche di proposta e guida politica all’indomani delle elezioni per puntare tutto su una strategia di accordo con il Pd prima locale e poi con Bersani", continua.

"L’effetto di questa scelta, rivelatasi a posteriori perdente, è stato aver fatto poco o nulla per stimolare, incanalare, permettere lo sviluppo del modello partecipativo di cui si parla: come sempre, nemmeno il “movimento” può dirsi esente da colpe, anche perché, spiace constatarlo, non c’è stata una sostituzione dei “quadri” della campagna elettorale che sono entrati nell’amministrazione. La macchina comunale si è rivelata essere un imbarazzante trabiccolo e in due anni siamo riusciti a cambiare poco o nulla: abbiamo moltiplicato le ore di lavoro individuali, risolto le situazioni che ci venivano sottoposte – per lo più bene – ma abbiamo lasciato sostanzialmente inalterato il sistema, che non funziona oggi come non funzionava con la Moratti", accusa.

Questi due fattori, uno politico uno “organizzativo”, pesano come macigni oggi che siamo in una situazione finanziaria drammatica e in una situazione politica disgregata: il bilancio è il “cartone” di tornasole di questa difficoltà", spiega. 

"Pochi, pochissimi commenti, per lo più incentrati su quello che non si è fatto (penso agli articoli di Gardella su Repubblica e ArcipelagoMilano, per esempio) e niente, quasi niente di valutazione politica minimamente positiva, non dico riconoscente, per l’incredibile lavoro fatto da Lucia De Cesaris (lavoro politico di grande equilibrio e competenza, non solo tecnico) o, vivaddio, per chi ha tenuto la maggioranza in ordine per una battaglia che tutti consideravano essere la prima e forse fatale sconfitta di Pisapia", sottolinea

E difende Area C: "L’Area C banalizzata da alcuni a confronto fra grassi commercianti e mamme antismog, è un provvedimento che ha cambiato le abitudini, i percorsi e, nel giro di poco tempo, anche il volto stesso della città. Ne è prova il fatto che non passa settimana senza che arrivino delegazioni dalla Cina al Brasile passando per i paesi del Nord a studiare il provvedimento del Comune". 

"E ancora: "Piste ciclabili, bikeMi, moltiplicarsi delle manifestazioni, ritorno delle regole nelle zone della movida (dove, per chi non lo sapesse, le proteste si sono ridotte a un decimo, i reati al 30% e i visitatori/utenti complessivi sono aumentati di un 20-25 %), chiusura dei campi rom senza spostamento di due chilometri per poterli rispostare, come faceva De Corato, e senza annunciare inutili “deportazioni” (Granelli ne ha bonificati cinque, alcuni dei quali stavano lì da trenta anni come Dione Cassio), tutti segnali che vanno nella direzione di una città aperta, vivibile e che permette la convivenza nella legalità per tutti. Poco? Mah, forse: certamente molto, molto, molto di più di quanto sia stato fatto negli ultimi dieci anni, dove se non era un danno non piaceva. Un piccolo “ questa è ok ” prima di dire che “tutto è come prima” come fa Marco Vitale non varrebbe la pena di pronunciarlo?".

"O la Giunta assumerà una posizione politica chiara in merito all’autogoverno e al federalismo fiscale guidando e non subendo il confronto con il Governo - conclude -; idem dicasi per Expo e Città metropolitana; o non arriviamo politicamente vivi alla fine dell’anno. Non sarà semplice, non so nemmeno se siamo capaci di assumere una posizione politica di questo tipo e soprattutto di sostenerla, ma non vedo alternative". 

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