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Dalai Lama, Radicali al governo: "Quali pressioni han fatto i cinesi?"

Depositata un'interrogazione parlamentare sulle presunte pressioni di Pechino per non concedere la cittadinanza onoraria di Milano al Dalai Lama

Il Dalai Lama

Non si placano le polemiche sulla visita del dalai lama Tenzin Gyatso a Milano e soprattutto sulla mancata cittadinanza onoraria. Se il diretto interessato si è mostrato superiore al mancato riconoscimento, il consigliere comunale Marco Cappato dei Radicali (tra i pochissimi nella maggioranza a votare "no" al rinvio) ha annunciato una interrogazione parlamentare che poi è stata presentata dai deputati radicali a monti e al ministro degli esteri Terzi.

Nell'interrogazione dei radicali si chiede "se, come e quando le autorità cinesi abbiano in effetti contattato il governo nei giorni antecedenti il voto del consiglio comunale di Milano per far sì che la cittadinanza onoraria non fosse concessa; come abbia risposto il governo; quanti siano gli investimenti cinesi in Italia" e quali siano le valutazioni del governo su un reale rischio di boicottaggio.

Non è infatti ben chiaro come si sia configurata l'irritazione cinese per l'iniziativa, ma è evidente che irritazione c'è stata. In aula il presidente Rizzo, nel presentare la proposta di rinvio, aveva accennato a un "dibattito in città" e alla mancanza di unanimità dei consiglieri e dei gruppi nel conferire la cittadinanza onoraria. Il sindaco Pisapia aveva poi parlato di "rischio di creare inimicizie", mentre la consigliera Anna Scavuzzo della Civica X Pisapia aveva accennato a un "riverbero sulla città" se si fosse conferita in fretta la cittadinanza onoraria.

Mattia Calise (5 Stelle) aveva invece voluto mettere a verbale che durante la capigruppo si era parlato di "interruzione di rapporti istituzionali, che è ben diverso dal creare inimicizie". Sicuramente c'era il rischio che la Cina ritirasse la sua adesione ad Expo, ma questo sembra troppo poco: forse qualcos'altro, come il ritiro di qualche grosso investimento, ma niente è stato espresso in aula durante la seduta con cui, alla fine, la maggior parte dei consiglieri di maggioranza ha votato a favore del rinvio. Anche se poi alcuni esponenti di maggioranza come l'assessore Stefano Boeri avevano in qualche modo fatto autocritica.

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