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Daspo urbani per i rom, la proposta di Sala e i dubbi nel centrosinistra

Non è compatto il centrosinistra circa la proposta di applicare il Daspo urbano per i rom. Le opposizioni di centrodestra accolgono invece l'idea: "Meglio tardi che mai"

Una "carovana" in via Cusago nel Municipio 7

Il sindaco di Milano Beppe Sala sapeva perfettamente che, durante la Colazione col Sindaco di sabato 8 giugno, in Cascina Linterno, in qualche modo sarebbe emerso il tema delle carovane di rom. Il quartiere della storica cascina - Quarto Cagnino - è infatti "bersagliato" da queste carovane da anni. Sui social network, in primis i gruppi locali di Facebook, a volte appaiono dei post che sembrano una allerta di guerra. Non si va nemmeno tanto per le lunghe, bastano le parole chiavie: «Rom in via Tal dei Tali». E tutti capiscono.

Così Sala ha "scelto" Linterno per la sua svolta, l'apertura al Daspo urbano per questo genere di situazioni. Una misura introdotta per la prima volta dal "pacchetto sicurezza" del ministro dell'Interno Marco Minniti nel 2017, quando al governo c'era il Partito Democratico e dedicata inizialmente solo alle "infrastrutture di trasporto", come le strade, poi estesa alle zone monumentali dal nuovo ministro Matteo Salvini della Lega. Una misura che il comune di Milano finora ha lasciato ai margini della sua azione sulla sicurezza.

«Per quanto riguarda la problematica degli insediamenti abusivi di rom e nomadi a Milano, stiamo cercando di capire se si può lavorare bene con un Daspo urbano e ne stiamo discutendo anche con il prefetto», ha affermato Sala davanti ai cittadini in Cascina Linterno, stupendo un po' tutti. Dal centrodestra la reazione generale è stata un "meglio tardi che mai". «Sono due anni che chiediamo di applicarlo, imponendo il divieto di stazionamento a chi pensa di poter trasformare i nostri quartieri in latrine a cielo aperto», ha replicato Marco Bestetti, Forza Italia, presidente del Municipio 7.

Milano Progressista dubbiosa sul Daspo

La questione non si è chiusa sabato. Chiamato in causa dal centrodestra, Pierfrancesco Majorino (assessore uscente alle politiche sociali, appena eletto al Parlamento Europeo per il Pd) ci ha tenuto a sottolineare che «la giunta non farà mai un provvedimento su base etnica, cioè un Daspo per rom», ed ha aggiunto di trovare «sensato e ragionevole sperimentare strumenti che permettano di intervenire con decisione (se quelli attuali non lo consentono) nei confronti di chi sviluppa occupazione di aree in serie (siano o meno di origine rom), creando non poche difficoltà in alcuni quartieri».

E Milano Progressista ha fatto capire di essere molto dubbiosa sul Daspo: «E' doveroso chiedersi se uno strumento tanto roboante risulti davvero efficace nella concreta applicazione amministrativa. Come potrebbe sortire soluzioni che non somiglino allo spostare un problema un po' più in là?», si legge in una nota ufficiale di Mp, che si riserva di fare le sue valutazioni se e quando la questione arriverà in consiglio comunale. 

Dubbi anche da Lorenzo Zacchetti, consigliere del Pd e il più votato nel Municipio 7 nel 2016: «Considero inefficace lo strumento del Daspo urbano, infelice fin dal nome scelto, per una serie di ragioni non certo ideologiche, ma di concreta operatività». E però il sindaco e la giunta fanno bene, per Zacchetti, a porsi «il problema di una convivenza sicura, che riguarda la tutela dei più deboli e che quindi non può essere trascurato da un’amministrazione progressista«.

"No caccia alle streghe"

Sull'argomento è poi tornato anche il sindaco, per specificare di non voler fare alcuna "caccia alle streghe". «A volte allontaniamo cittadini rom per motivi oggettivi - ha spiegato Sala - perché creano disagio, perché scaricano rifiuti intorno a dove sono e se ritornano lì poi non abbiano alcuno strumento se non tornare a rinvitarli ad andarsene, ma è una questione che non finisce più». Dunque un Daspo preciso, specifico e localizzato. 

«Un tema così complesso va valutato con calma, con progetti e con piani seri. La legalità produce solidarietà. Quando i problemi sono complessi, l'iunica cosa che non si può fare sono solo dichiarazioni: bisogna andare nel merito». Così don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, è intervenuto sulla proposta dei Daspo urbani da applicare ai rom che occupano aree pubbliche di continuo. «Il messaggio che lanciamo è che i patti di cittadinanza vanno fatti con tutti e per tutti: in questo senso qualsiasi impostazione che parte da un divisione pregiudiziale non funziona», ha proseguito Colmegna: «Stare nel mezzo è il nostro linguaggio, assumere anche le difficoltà, produrre legalità richiedendola laddove c'è abbandono e solitudine, credo che sia importante».

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