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L'assessore al Welfare Giulio Gallera

L'assessore al Welfare Giulio Gallera

Da candidato sindaco di Milano in pectore ai fischi (di tutti): la parabola triste di Gallera

L'assessore al Welfare è stato scaricato (indirettamente) anche da Salvini: "Stiamo lavorando per offrire ai lombardi un anno migliore"

In primavera, quando lo tsunami coronavirus aveva trasformato la Lombardia nella Wuhan d’Europa l’assessore al Welfare Giulio Gallera era all’apice della popolarità. 51enne, di professione avvocato, berlusconiano della prima ora, fu tra i primissimi ad aderire a Forza Italia a Milano a cavallo del '94. Da lì, con pazienza, ha fatto tutti i passi giusti nella Lombardia verde-azzurra e formigoniana: consigliere comunale prima e assessore poi a Palazzo Marino, oltre alle poltrone in Fiera Milano Food system (presidente), Ecodeco srl (A2A, presidente), Ancitel Lombardia srl (amministratore delegato).

Con l'elezione di Attilio Fontana, l'ufficio con vista skyline al Pirellone. Delega: quella più complessa e prestigiosa, la sanità. Abile parlantina, sicurezza e sovraesposizione mediatica lo avevano portato alle luci della ribalta nel dramma covid. Era diventato il volto lombardo della lotta al coronavirus: il braccio destro operativo del governatore. Nessuno ci capiva granchè, all'inizio. Il suo iperattivismo era accolto con favore (spesso in tv, dirette live sui social, aura da "workaholic" h24, conferenze stampa) e aveva credibilità. O almeno, nessuno poteva muovere contestazioni in una situazione epocale, durissima, che aveva visto Codogno (Lodi) epicentro di una pandemia globale; la stessa Oms era in difficoltà nello stilare linee guida e avvertimenti. Gallera era talmente popolare che a marzo era ventilata l’ipotesi che avrebbe sfidato il primo cittadino di Milano, Giuseppe Sala, per la carica di sindaco. Fu lui stesso a lasciar correre la voce in un'intervista sibillina. Che ritrattò. Poi qualcosa si rompe. E la parabola di Gallera ha iniziato a flettere, flettere verso il basso.

Adesso le sue deleghe sembrano essere in bilico. Nella giornata di lunedì 4 gennaio sono state messe in discussione (indirettamente) anche dal leader della Lega Matteo Salvini che, interpellato dal Tg3Lombardia ha detto: "Non faccio questioni personali, mai. Diciamo che stiamo lavorando per offrire ai lombardi un anno migliore”.

Al centro dell’insofferenza del leader leghista c’è l’ultima gaffe di Giulio Gallera. Uno scivolone (l’ennesimo) legato al numero — irrisorio — di vaccini somministrati nei primi giorni del 2021 e giustificato dallo stesso assessore con dichiarazioni parecchio discutibili: “Non richiamo i medici dalle ferie per fare i vaccini”; e ancora: “Trovo agghiacciante la classifica di chi ha vaccinato più persone”. Come a dire: mettiamo una pezza trasparente su ritardi ingiustificabili. Ogni vaccino non fatto e ogni giorno in più di covid sono decine di morti nel triste bollettino della Protezione civile. 

Le parole shock di Gallera sono solo la firma su un modello lombardo che ha mostrato tutte le sue debolezze con la lotta al coronavirus. "Scaricarlo", per Attilio Fontana, significherebbe ammettere le proprie colpe e riconoscere che molte cose non sono andate proprio come erano state previste. Le numerose insufficienze del sistema sanitario regionale, infatti, devono essere "spartite" su più livelli della giunta regionale. Ma se le responsabilità di quello che è accaduto non sono solo di Gallera non si può fare lo stesso ragionamento per gli scivoloni, le gaffe. Quelli sono solamente errori personali. E in meno di un anno ne ha collezionati numerosi. Forse troppi. 

"Per infettarmi ora servono due infetti nello stesso momento"

L'elenco è nutrito. La prima gaffe di Gallera era arrivata a fine maggio, più precisamente venerdì 22, quando durante una diretta sulla pagina Facebook "Lombardia Notizie" aveva annunciato che l’indice di contagio era sceso a 0,51. E per rendere il concetto più comprensibile aveva commesso un errore grossolano. "Per infettare me, bisogna trovare due persone nello stesso momento infette perché è a 0,50 no?". E ancora: "Questo vuol dire che non è così semplice trovare due persone nello stesso momento infette per infettare me. E questo - aveva concluso - è l'efficacia dell'azione e ciò che ci fa stare più tranquilli e confidenza. Quando è a 1 - aveva poi ribadito - vuol dire che basta che io incontro una persona infetta che mi infetto anche io".

Il discorso di Gallera, in realtà, era un'assurdità statistica. Perché l'indice Rt cui l'assessore faceva riferimento è un valore statistico che esprime quante persone potenzialmente può infettare un soggetto positivo in termini di probabilità. Se il valore è 1, di conseguenza, un infetto può far "ammalare" una persona, se è minore di 1 "fa ammalare" meno di una persona. 

In sostanza l'assessore aveva trasformato una valutazione statistica in una questione di "prossimità" - "devo incontrare due infetti nello stesso momento" - che chiaramente non regge. Infatti non è vero che con Rt a 1, una persona infetta contagia sempre una persona sana che incontra e non è vero che con Rt a 0,51 l'incontro tra un solo infetto e un sano produce un "mezzo infetto", che evidentemente non esiste. 

Gli ospedali privati "da ringraziare"

Si passa poi agli ospedali privati. La frase testuale fu: "Gli ospedali privati vanno ringraziati perché hanno aperto le loro terapie intensive e le loro stanze lussuose ai pazienti ordinari". Dire che la sanità privata lombarda "vada ringraziata", dopo anni di bilanci all'ingrasso anche grazie a contributi regionali, è quantomeno ardito. Il tutto in una crisi gravissima con centinaia di morti al giorno. Ovviamente, Gallera fu inondato da critiche. Non solo dall'opposizione.

La difesa dell'"astronave" in Fiera

Poi c'è l'enorme capitolo dell'ospedale in FieraMilanoCity, strenuamente difeso da Gallera. L'"astronave", come era stata battezzata. Costato 26 milioni di euro, finanziati con donazioni private, non ha mai, nemmeno lontanamente, ospitato i 500 pazienti inizialmente ipotizzati. Neanche nella seconda ondata. Soldi che secondo molti avrebbero potuto rafforzare terapie già esistenti e medicina di prossimità. Il grosso problema della "cattedrale del deserto" è stato principalmente uno: mancanza di personale. La coperta è corta, e avere medici e infermieri significava ridurre ancora di più all'osso i già striminziti organici dei nosocomi lombardi. 

La violazione della zona arancione per una sgambata

L'altro scivolone di Gallera è datato 6 dicembre: l’assessore al Welfare aveva corso per circa 20 chilometri sul Naviglio Martesana: da Milano a Cernusco sul Naviglio e poi dietrofront. Una "mezza maratona" in compagnia di altri quattro amici. Un'attività fisica fuori dai confini comunali, vietata dalle regole del Dpcm allora in vigore (nelle faq di Natale il governo ha precisato che "è possibile, nello svolgimento di un’attività sportiva che comporti uno spostamento (per esempio la corsa o la bicicletta), entrare in un altro Comune, purché tale spostamento resti funzionale unicamente all’attività sportiva stessa e la destinazione finale coincida con il Comune di partenza)".

Il braccio destro di Fontana aveva spiegato di aver corso da solo: "Gli amici li ho incrociati alla partenza e poi ognuno è partito in base al proprio passo e alla distanza che si era prefissato". Riguardo allo sconfinamento aveva precisato: "È avvenuto semplicemente perché ero soprappensiero, immerso nella corsa lungo un percorso milanese riservato a runner e ciclisti".

“Agghiacciante la classifica di chi ha vaccinato più persone”

Regione Lombardia è indietro col piano vaccinale contro il covid. Nella mattinata di martedì 5 gennaio il contatore del ministero della salute segna che l’88,6% delle dosi di vaccino anticovid consegnate alla Lombardia sono ancora nei frigoriferi. Domenica la percentuale era ancora più alta, circa al 97%. Vuol dire morti (evitabili) in più. 

Gallera, spiegando la situazione, aveva affermato che il piano regionale non avrebbe potuto essere anticipato perché molti medici sono in ferie. "Trovo agghiacciante la classifica di chi finora ha vaccinato più persone, i conti facciamoli tra quindici o venti giorni", aveva affermato ancora Gallera. "Abbiamo medici e infermieri che hanno cinquanta giorni di ferie arretrate. Non li faccio rientrare in servizio per un vaccino nei giorni di festa. Ma staremo nei tempi previsti".

Risultato: scaricato perfino dalla Lega, che l'aveva sempre sostenuto. Il suo avvicendamento è nell'aria, anche se i nomi che circolano sono poco più che pettegolezzi. E Gallera, ex volto da mostrare della crisi, potrebbe non superare, al Pirellone, il primo mese del 2021. 

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