Politica

Di Rubba a Lombardia Film Commission? «Sponsorizzato dalla Lega»

Le parole dell'ex assessora regionale alla cultura Cristina Cappellini in Tribunale, sentita come persona informata

La nomina di Alberto Di Rubba, commercialista ora condannato in abbreviato a cinque anni di reclusione, a presidente di Lombardia Film Commission fu voluta e suggerita dalla Lega e, in particolare, dal tesoriere del partito, Guido Centemero. A dirlo, in aula di Tribunale, è stata l'ex assessora alla cultura di Regione Lombardia Cristina Cappellini, che ora ha abbandonato la politica attiva, nell'ambito del processo a carico di Francesco Barachetti, l'imprenditore arrestato per peculato ed emissione di fatture false nell'inchiesta sulla vendida della sede di Cormano di Lfc.

Secondo quanto dichiarato da Cappellini durante la sua deposizione, giovedì 17 giugno, Di Rubba era una persona di fiducia di Centemero che lo aveva «suggerito per le sue capacità e competenze». L'ex assessora ha aggiunto che, all'epoca, non lo conosceva di persona e si era fidata del giudizio «di altre persone». Lombardia Film Commission veniva «da un'esperienza complicata e, più che un esperto di cinema, serviva qualcuno che la rimettesse a posto, che tagliasse spese superflue e facesse un'opera di snellimento della struttura», caratterizzata da alti costi fissi e col problema della sede, su cui l'assessora ha precisato che «bisognava trovarne una in affitto o comunque risparmiare il più possibile».

«Altro che risparmio, comprato capannone a prezzo gonfiato»

«Finalmente qualcuno mette in fila motivazioni concrete. E non è un qualcuno qualsiasi ma l'ex assessora, una fidatissima dell'allora governatore Roberto Maroni, che snocciola i presupposti di tutta la vicenda». Questo il commento di Paola Bocci, consigliera regionale del Partito Democratico che segue da vicino le vicende di Lombardia Film Commission fin dall'avvio dell'inchiesta. Bocci fa notare che il ventilato "risparmio" sulla sede si è tradotto in realtà nell'acquisto del capannone a un prezzo molto più alto di quello a cui era stato venduto l'anno prima. Su quella compravendita si fonda la successiva inchiesta.

«Quindi - riassume Bocci - per la Lega mettere 'la persona giusta al posto giusto' significa scegliere chi non ha nessuna competenza nel settore, pensare a conti da rimettere a posto e a risparmi necessari. Questi ultimi, tra l'altro, per niente risolti. Anzi. Con una conseguente domanda che sorge spontanea: il nuovo presidente di Film Commissin è un professore di diritto tributario. Ancora una volta la persona giusta al posto giusto? Per fare cosa?».

Il "drenaggio" di soldi pubblici

Secondo le indagini, parte degli 800 mila euro provenienti dalla vendita presunta gonfiata del capannone di Cormano, ovvero 390 mila euro, sarebbe transitata per la Barachetti service, l'impresa edile di cui è titolare l'elettricista Francesco Barachetti, ex consigliere comunale a Casnigo (Bergamo) e vicino alla Lega. Oltre a occuparsi della ristrutturazione del capannone, l'imprenditore bergamasco avrebbe emesso fatture false per operazioni inesistenti, dirottando anche circa 45 mila euro su un conto a San Pietroburgo in Russia, intestato alla società della moglie (non indagata) Tatiana Andreeva, per acquistare un appartamento.

L'imprenditore sarebbe dunque pienamente coinvolto nella vicenda che vede come principali protagonisti i commercialisti Andrea Manzoni, Alberto Di Rubba e Michele Scillieri, anch'essi vicini alla Lega. Secondo le segnalazioni di Bankitalia, tra l'altro, Barachetti avrebbe ricevuto due milioni di euro negli ultimi anni da società legate alla Lega.

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