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La Lombardia dice sì al duplice omicidio se la vittima è una donna in gravidanza

Approvata la mozione leghista. Polemiche dal centrosinistra: "È un riconoscimento del feto come persona". Il caso di Giulia Tramontano, uccisa dal compagno, che risponderà in tribunale di omicidio per la donna e di interruzione non consensuale di gravidanza per il bambino che lei aveva in grembo

Riconoscere il duplice omicidio se la vittima è una donna dopo il terzo mese di gravidanza. È il contenuto di una mozione presentata dalla Lega e approvata martedì mattina dal consiglio regionale della Lombardia. La mozione prende esplicitamente spunto dal caso di Giulia Tramontano, la ragazza di Senago uccisa a coltellate dal compagno Alessandro Impagnatiello mentre era incinta di sette mesi. L'uomo, reo confesso, andrà a giudizio immediato e risponderà, oltre che di omicidio della donna, anche di interruzione non consensuale di gravidanza. L'obiettivo della mozione è che, in casi simili, il responsabile risponda invece di duplice omicidio.

Il centrosinistra non ha partecipato al voto dopo avere chiesto il ritiro della mozione, contestando soprattutto il fatto che, se si riconoscesse il duplice omicidio, si andrebbe nella direzione di riconoscere la personalità giuridica al feto: "Ci sono già interventi legislativi depositati dalla destra che mettono in discussione la legge 194 (sull'aborto, n.d.r.), ma noi riteniamo che questo riconoscimento del feto come persona sia il primo passo per mettere in discussione una delle grandi conquiste che le donne italiane hanno avuto in questo Paese", commenta Onorio Rosati, consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra.

Una ricostruzione contestata da Alessandra Cappellari, consigliera della Lega, prima firmataria del documento: "La mozione significa tutt'altro. Significa dare il giusto peso a un atto così abominevole come uccidere una donna, oltretutto incinta. La legge 194 che tutti conosciamo come una legge sull'aborto, in realtà è una legge a tutela della maternità, sull'interruzione volontaria di gravidanza, che non è certo il caso dell'omicidio di una donna incinta", il suo commento.

Il centrosinistra aveva invece chiesto che venisse riconosciuto il femminicidio come aggravante. Per Paola Bocci, consigliera del Partito democratico, "le donne citate in questo atto, vittime di femminicidio, alcune in gravidanza e altre no (e la vita di quelle non in gravidanza non ha meno valore di quella delle altre), ci sollecitano drammaticamente a fare di più. E chi è in pericolo non sarà di certo aiutata da questa mozione, che contiene rivendicazioni ideologiche che riconoscono a chi non è ancora nato la condizione di persona, in contrasto con l'autodeterminazione delle donne e con i principi della 194".

Per Bocci si deve invece chiedere l'aggravante di femminicidio e vigilare sull'applicazione tempestiva delle leggi: "Solo così saremo davvero a fianco di tutte le donne che rischiano la vita, anche dopo le denunce e l'allontanamento dei maltrattanti". 

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