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Gabriele Albertini al seggio elettorale

Gabriele Albertini al seggio elettorale

Albertini sempre più corteggiato dal centrodestra per sfidare Sala

Il profilo dell'ex sindaco di Milano. Dai sondaggi pare essere l'unico in grado di opporre un testa a testa al sindaco uscente

Sarà Gabriele Albertini a sfidare Beppe Sala alle elezioni comunali dell'autunno 2021 a Milano? E' sempre più probabile. Inutile avere certezze assolute: il centrodestra cerca lo sfidante del sindaco uscente da quasi un anno, ma finora i nomi emersi non hanno convinto particolarmente tutti i leader dello schieramento. Sembrava che fosse cosa fatta - qualche mese fa - per il manager Roberto Rasia dal Polo, ma le sue quotazioni sono in netta discesa. 

Salvini, negli ultimi giorni, da un lato ha detto che la priorità ora è vaccinare contro il covid la popolazione, facendo intendere che per parlare di candidato sindaco c'è tempo; dall'altro ha aumentato le telefonate ad Albertini, già sindaco di Milano dal 1997 al 2006, che pare essere, dai sondaggi, l'unico in grado di costringere Sala al "testa a testa". Colui che si definiva "amministratore di condominio" quando reggeva Palazzo Marino ha obiettivamente lasciato un buon ricordo alla città e ai milanesi. 

Mai una tessera di partito

Albertini non è uomo di partito. Da sindaco non aveva la tessera nemmeno di Forza Italia, sebbene fosse stato "pescato" dalla società civile proprio da Berlusconi, quand'era presidente di Federmeccanica, per lo più sconosciuto alla gente comune. Nel 1997 vinse contro un suo collega industriale Aldo Fumagalli, all'epoca nei giovani di Confindustria, poi stravinse al primo turno nel 2001 contro un sindacalista, Sandro Antoniazzi.

Tanto "amministratore di condominio" non fu, comunque. In nove anni (all'epoca del primo mandato, i sindaci restavano in carica quattro anni e non cinque), avviò i progetti per la M4 e la M5 nonché le riqualificazioni che hanno portato ai nuovi quartieri di City Life e Porta Nuova e realizzò due depuratori. 

La parentesi del Terzo Polo

Politicamente non fu affatto sempre rose e fiori con i partiti che lo sostenevano: soleva ripetere d'avere una lettera di dimissioni non datata nel cassetto, pronto a tirarla fuori alla bisogna. Fu eletto al parlamento europeo per Forza Italia quand'era ancora sindaco e riconfermato nel 2009, ma nel 2012 abbandonò il centrodestra per aderire al Terzo Polo, con Mario Monti, Fli (il nuovo partito di Gianfranco Fini), l'Api di Francesco Rutelli e l'Udc di Pierferdinando Casini. Contro il centrodestra si candidò nel 2013 alla presidenza di Regione Lombardia (vinse Roberto Maroni) e nello stesso anno fu eletto in Senato, sempre con il Terzo Polo. Nel 2014 si ricandidò al Parlamento europeo con l'Ncd-Udc (sempre, quindi, in antitesi al centrodestra) senza essere eletto. 

Il sostegno a Parisi ("ma contano le persone")

Come altri politici passati dal Terzo Polo in quegli anni, tornò poi ad appoggiare il centrodestra. Alle comunali di Milano del 2016 fu candidato nella lista civica di Stefano Parisi, candidato sindaco di centrodestra, che era stato il suo city manager quando lui era sindaco. Fu eletto in consiglio comunale con 1.300 voti ma lasciò il posto al secondo classificato, Manfredi Palmeri. A febbraio 2018, prima delle ultime elezioni regionali, non escludeva né di votare per Attilio Fontana né per Giorgio Gori, lo sfidante di centrosinistra. Dichiarò di apprezzarli entrambi e di valutare sempre le persone, non i partiti. 

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