Mercoledì, 22 Settembre 2021
Elezioni comunali 2021

Pastorella: "Meno auto e strade 'smart' per le bici: vi racconto la mia Milano a 15 minuti"

Sport, coworking in spazi recuperati, mobilità: Giulia Pastorella, dopo Londra e Parigi si rimette in gioco per Milano. L'intervista

Giulia Pastorella

Spirito milanese, visione europea. Così si presenta agli elettori Giulia Pastorella, candidata dei Riformisti - Lavoriamo per Milano, la lista che riunisce Azione (il suo partito), Italia Viva, +Europa, Centro Democratico, Alleanza Civica e altre realtà in sostegno al sindaco uscente Beppe Sala. Neo mamma, è direttrice delle relazioni istituzionali per Zoom dopo essere stata responsabile di cybersecurity per Hp. Laureata a Oxford, master a Parigi, dottorato a Londra. Più europea di così non si può.

Giovane (ha trentacinque anni), ma non "giovanilistica", Pastorella porta con sé un background di esperienze lavorative (di cui si è detto) e politiche (è stata candidata alle elezioni europee del 2019) e non è il classico "specchietto per le allodole" ma capolista di un rassemblement dalle alte ambizioni, che intende realizzare a Milano l'embrione dell'unificazione del centro laico italiano, guardando a Renew Europe (il gruppo liberale al Parlamento europeo) e al modello francese di En Marche, il partito del presidente francese Macron.

Pastorella, da Milano all'Europa e poi ancora a Milano. Che cosa significa impegnarsi in un'elezione locale?

"Impegnarmi in un'elezione locale come quella milanese significa per me darle una dimensione internazionale. Milano, tra le città italiane, è quella più in grado di stare al passo con l'Europa. Fa parte ad esempio del network C40. L'amministrazione uscente ha lavorato bene, ora va data alla città una dimensione aggiuntiva, ovvero l'idea della prossimità. Non c'è conflitto tra internazionalità e prossimità. Il commercio locale, per esempio, durante la pandemia ha approfittato dell'opportunità dell'e-commerce e della pubblicità digitale. Le due dimensioni sono coincidenti".

La vita all'estero le ha dato qualche suggerimento da "importare" a Milano?

"Noi italiani abbiamo la sindrome che all'estero funzioni tutto. Avendo vissuto in tante città europee posso dire che questo non è vero. Ma quello che si può fare è prendere esempi di iniziative che hanno funzionato e implementarle a Milano. Se sono state fatte e hanno funzionato vuol dire che c'è una sorta di ricetta per farle in tempi brevi. Anche perché cinque anni spesso non bastano". 

Ha già in mente qualche esempio, qualche "ricetta" vincente?

"Lo sport. L'idea di tante città europee è che deve essere diffuso sul territorio urbano, che si deve rendere lo spazio urbano fruibile per l'attività sportiva: palestre e arrampicata all'aperto, attrezzi nei parchi e magari vicini ai parchi gioco, così i genitori possono portare i figli a giocare e intanto allenarsi loro stessi. E poi la rigenerazione e l'utilizzo degli spazi urbani, in parte già sperimentate a Milano. Penso agli spazi per il co-working nell'ottica della città a quindici minuti: spazi che siano una via di mezzo tra il luogo di lavoro e la casa, con infrastrutture e socialità per vivere il quartiere. Una cosa che può fare il Comune è trovare spazi in disuso e trasformarli in luoghi di co-working. In Finlandia lo hanno fatto con un ex ospedale".

La pandemia covid ha accelerato l'utilizzo del lavoro agile anche se la mentalità non cambia sempre così velocemente. Qual è il futuro del cosiddetto smart working e come si concilia con la città a quindici minuti?

"Io sono una sostenitrice del lavoro agile, che non va confuso con lo smart working come lo abbiamo troppo spesso inteso in Italia, cioè il lavoro in pantofole. Se prima esisteva il co-working verticale, ovvero spazi in cui si ritrovavano coloro che svolgono la stessa professione, ad esempio il co-working dedicato agli architetti, ora la pandemia ha dimostrato che il modello che funziona davvero è un altro, il co-working di quartiere: cerchi uno spazio vicino a te, non uno spazio in cui vi siano altri colleghi. Questo cambia la funzione del co-working: non più per radunare un settore ma per far stare le persone vicino a casa".

Come sarà la ripartenza 'smart' di Milano e delle città?

"La chiave sarà quella di rendere più intelligente, smart appunto, l'utilizzo della città. E sarà nella direzione di una flessibilità generale, anzitutto di orari (che significa meno affollamento e una mobilità ripensata), poi in termini di servizi: penso agli orari di lavoro e dei servizi che si correlano come gli orari degli asili nido. Una minore irregimentazione sul 'classico' orario 9-17 che genera traffico, una minore concentrazione della vita lavorativa in centro che rende 'dormitorio' i quartieri. Penso quindi a prezzi differenziati dei trasporti per fasce orarie, all'apertura della metropolitana la notte almeno nei weekend cominciando con un progetto pilota di qualche mese. Pandemia permettendo".

Nel suo programma e in quello della lista si parla anche di telecamere. Spesso si associano alla sicurezza e alla destra. Lei che ne pensa?

"Le telecamere c'entrano con la sicurezza ma anche con tante altre cose. Servono ovviamente a reprimere i reati (magari mettendo 'a sistema' quelle pubbliche e quelle private) ma potrebbero servire anche per segnalare posti liberi agli automobilisti tramite un'app. C'è un'evoluzione del concetto di smart city: prima si pensava alla tecnologia e quindi 5G, wifi gratis, semaforo intelligente. Tutte cose che servono ma ora smart city è tale, è intelligente nel senso di saper reagire ai bisogni del cittadino".

Dove si può fare di più?

"Penso ai bambini e al lavoro femminile. Sui bambini: Milano non è messa male circa la disponibilità degli asili nido, ma si può fare di più. Oggi la copertura di posti è buona se si contano anche gli asili privati e se tante famiglie continuano a non fare nemmeno domanda. Sul lavoro femminile: il Comune di Milano ha creato un osservatorio sul bilancio di genere. Ma la giunta non può cambiare la mentalità. Si può allora sensiibilizzare con qualche incentivo: ad esempio, riprendendo un'idea a livello nazionale, con l'obbligo di pubblicazione, per le aziende di una certa dimensione, della differenza di stipendi e posizioni tra donne e uomini nei vari strati. Dal punto di vista reputazionale è uno stimolo a parificare stipendi e posizioni".

Abbiamo accennato alla mobilità. Spesso, in questa campagna elettorale, si parla di piste ciclabili, su cui sembra non vi sia molto dialogo tra centrodestra e centrosinistra. Lei che cosa ne pensa? Oltretutto nella vostra lista è candidato anche l'ex campione Gianni Bugno.

"Sì, e ha detto una cosa che direi anch'io. Sono assolutamente a favore delle piste ciclabili ma vanno fatte con i crismi del caso e nelle posizioni giuste: alcune sembrano realizzate apposta per avere incidenti assicurati. Anche qui si può vedere cosa fanno in Europa. A Londra, soprattutto in centro, sembrano strade con i semafori dedicati e quasi zero possibilità di incidenti. La prima cosa a cui pensare è la sicurezza per i ciclisti, poi la mancanza dei parcheggi. E qui va approfondito il motivo per cui le persone, a Milano, sentono il bisogno di girare in auto, anche se vi sono mezzi pubblici in abbondanza. La città di Londra disincentiva talmente le auto che tutte le categorie socio-economiche, dal Ceo al disoccupato, girano con i mezzi pubblici. Il modello di città a quindici minuti aiuterà però a disincentivare l'uso dell'auto privata".

Parlando di metodo di governo che cosa propone per migliorare l'operato dell'amministrazione?

"Più partecipazione supportata dai dati e anche l'introduzione del metodo della revisione delle politiche, la cosiddetta valutazione d'impatto. Si fa già a livello comunitario con un processo che parte dalla scelta di policy e termina con la valutazione. E' una metodologia che, soprattutto a livello comunale, sarebbe semplice da attuare e che, anche nell'interesse della stessa amministrazione, permetterebbe di valutare quello che effettivamente si è fatto".

Che cos'è e dove vuole arrivare la lista Riformisti - Lavoriamo per Milano?

"La lista è un esperimento necessario in un'ottica nazionale di consolidamento di un'area troppo chiusa ma che si ritrova negli stessi valori liberali. Dunque è un'unione di forze per andare oltre le piccole differenze e cercare di lavorare assieme, con un programma che a Milano è complementare e a supporto di Sala, anche toccando temi che lui evita come quello della sicurezza. La lista ha anime diverse, con tre capoliste donne più un altro capolista importante, di +Europa, che sono contenta di ritrovare con noi. L'idea è che raccolga quel mondo che, a livello nazionale, è stimato al dieci per cento. Noi pensiamo che Milano sia terreno fertile per questo tipo di posizione".

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