Elezioni comunali 2016

Primarie, confronto a quattro: scintille Majorino-Sala. I voti: chi convince di più

L'affondo di Majorino: «Devo ancora capire che bilancio ci lascia Expo». La replica di Sala: «Siamo in attivo, è certificato, non voglio si diffondano queste voci». Ecco come è andata

I quattro "competitor" (foto Beppe_gram, Instagram)

Il confronto all'americana al Dal Verme tra i quattro candidati alle primarie di centrosinistra non si può dire non abbia richiamato il pubblico. Teatro pieno, ore 19, Adriana Santacroce di Telenova fa gli onori di casa e presenta Francesca Balzani, Beppe Sala, Pierfrancesco Majorino e Antonio Iannetta, che scelgono una canzone che li accompagni sul palco. Sorrisi, strette di mano, si inizia. Per la vera scintilla, forse l'unica (a parte qualche frecciata), cioè i conti di Expo 2015, bisogna aspettare la seconda batteria di domande: sarà Majorino ad affondare (sui bilanci di Expo) e Sala a ribattere (nessuno metta in dubbio il risultato). Toni che si accendono ma tornano tranquilli subito dopo. 

Il format è preciso: quattro domande dai giornalisti, rivolte a tutti. Negli Stati Uniti, al termine, si usa dire chi ha vinto. Ci proveremo anche noi.

Ma prima di tutto, hanno vinto tutti: nel mostrarsi sicuri di fronte alle domande, non (troppo) polemici l'uno con l'altro, ciascuno con in testa un preciso obiettivo (vedremo quali). E ora, ecco gli argomenti e le risposte.

Tasse. E' la prima domanda di Mingoia: da sindaci, le farete scendere? Parte Balzani, ed è il suo pezzo forte. Da assessore uscente al bilancio, ha tutto chiaro e lo fa vedere. «Trasferiamo ogni anno allo stato 10 volte l'investimento in cultura. Dobbiamo tenere per noi le tasse pagate dai cittadini». Competente, precisa, anche di sinistra («per tagliare le tasse cominciamo da chi ha meno»). Sala si appella a esempi stranieri: a Manchester, per la nuova città metropolitana, il governo fa sconti sulle tasse. Internazionale. Majorino non promette niente: chiede che, prima di parlare di riduzione, si pensi di più a investire nel welfare. Di sinistra. Iannetta, infine, propone agevolazioni fiscali per start-up e giovani. Pragmatico.

Cosa vi accomuna, cosa vi separa. E' la domanda di Liso. Potrebbero sorgere subito scintille, si va sul personale. Ma i confronti sono anche questi. Sala va sul sottile: sono l'unico attaccato dalla destra, sono l'unico che non attacca nessuno. In comune con Balzani? Conoscenza dei conti. Con Majorino? Passione per la città. Con Iannetta? Lo sport. Diplomatico. Majorino si definisce in grande sintonia con Balzani, meno con Sala: «Finora alle mie iniziative non si sono visti consiglieri d'opposizione» (Carmine Abagnale, invece, è andato una volta da Sala). E con Iannetta? «Ho solo da chiedergli consigli per fare sport, sono il più grasso». Si ride. Ma la prima frecciata è lanciata. Iannetta: «Grande ferita quello che avete fatto sugli scali ferroviari», dice a Balzani e Majorino, assessori uscenti. Applausi per l'outsider. Balzani: «Ci accomuna che abbiamo tutti sottoscritto la stessa carta dei valori». Ecumenica.

Sicurezza e lavoro. La domanda di Soglio: «Una lettrice mi dice che ha paura a girare nel suo quartiere e che suo figlio laureato è ancora precario». Inizia Majorino: 2016 anno della rigenerazione dei quartieri, «cancelliamo lo scandalo di 9 mila case vuote». Sul lavoro, la proposta: spazi periferici per attività imprenditoriali e culturali. Un po' è stato già fatto. Continuità. Parla Iannetta: sì ai presidii delle forze dell'ordine, ma siamo quelli della coesione. Attività sociali aperte anche fino a mezzanotte, perché dove c'è vitalità c'è sicurezza. Balzani propone di chiedere ad Aler la gestione delle case di Aler site nel comune di Milano, per parificare il trattamento con gli abitanti delle case comunali. Saggio. Sul lavoro, sinergia con la città metropolitana. Più debole, ma logico. Sala, infine: su sicurezza, che il controllo straordinario diventi ordinario e silenzioso. Pragmatico, risposta che piacerà agli indecisi moderati. Sulla casa, si era già espresso: primo assegnare quelle sfitte, secondo, sinergia con Aler e regione.

Un progetto per Milano. E' la domanda di Santacroce: raccontatecene uno e diteci come lo finanziereste. Parte Iannetta: recuperare le aree abbandonate, una per una, affidandole a progetti sociali. Cita il caso di via Val Maira, Niguarda, dove ha funzionato. Pragmatico. Balzani: creare la "borsa degli spazi vuoti", anche privati, per far incontrare domanda e offerta. Ci viene un dubbio: i privati come li porti in borsa? Sala: il progetto è il recupero delle case popolari. Lo si finanzia cedendo quote di Sea («non ha senso avere il 52%, basta il 30% ma ci darebbe soldi, l'ho detto sette anni fa»). I moderati apprezzano ancora. Poi spazio ai sogni: riaprire i Navigli per recuperare la tradizione milanese. Majorino: città a zero emissioni entro il 2040, senz'auto entro il 2030, con area C estesa entro il 2021, ma prima potenziare il trasporto pubblico. Ecologista (ma i Verdi sostengono Balzani). E poi la Casa della cultura e dei saperi in via Soderini (ex uffici Città metropolitana). Cita le biblioteche di condominio a partire da via Rembrandt che oggi ha 5 mila libri a disposizione. 

Finite le domande dei giornalisti, i candidati rispondono alle domande dei comitati. Questa volta la formula è diversa: ad ogni domanda risponde un solo candidato, estratto a sorte tra gli altri tre. Al comitato Iannetta tocca la domanda a Balzani e, manco a dirlo, è sullo sport: Milano ha impianti scarsamente utilizzati. Facile la risposta di Balzani: sport come valore di inclusione sociale e crescita della convivenza civile, quindi va valorizzato. Il comitato Balzani fa la domanda a Sala: se perde le primarie si impegna a sostenere chiunque vinca? Scontato il sì, ma Sala aggiunge un elemento importante: non solo sostenere, ma creare piano d'azione per dopo giugno, per non perdere tempo.

Tocca al comitato Sala (per Majorino): non sei stato un sostenitore di Expo, ma poi hai riconosciuto il successo. Cosa lascia Expo alla città? Sembra una stoccata, è un piatto d'argento per lui, che (dopo avere smentito di essere stato No Expo) può lanciare la freccia più avvelenata della serata: «Voglio capire che bilanci ci lascia Expo, confesso di non averlo ancora capito». Ovazione al Dal Verme. Costringe Sala a chiedere la replica: «Hannover ha fatto l'Expo con 1 miliardo di perdita, noi l'Expo più bella degli ultimi 20 anni chiudendo in utile con bilanci certificati. Sfido chiunque a mettere in giro voci del genere». Altra ovazione. Il tifo c'è.

Chiude il comitato Majorino, per Iannetta, e chiede che cosa bisogna fare dello stadio di San Siro. E' una delle domande migliori della serata, peccato non abbiano potuto (per la formula) rispondere anche gli altri. Iannetta ha le idee chiare: i simboli non si toccano tanto facilmente, ma il principio ispiratore è la sostenibilità economica, da discutere con Milan e Inter in modo franco. 

Appelli al voto. Balzani non chiede voto per sé, ma di votare. Partecipazione prima di tutto. Sala si associa, ma sottolinea di conoscere bene la "macchina comunale" e rivendica: «Mi metto in gioco per la passione per la mia città». Majorino: continuare radicalmente il cambiamento, «con il motto 'I care", me ne occupo, il contrario del motto fascista "me ne frego"». Iannetta: siamo l'alternativa per chi non è schierato.

COME E' ANDATA

Fin qui la cronaca. Ma come davvero è andato il confronto? Tutti e quattro i candidati erano sicuri di sé e avevano obiettivi in mente. Il giudizio si può dare a partire dai loro - chiari - obiettivi, mentre se si considera "l'applausometro", il pubblico del Dal Verme ha penalizzato soprattutto l'outsider Iannetta, ma non del tutto. In realtà più d'un applauso forte l'ha preso anche lui. Mentre Majorino e Balzani sono stati i più interrotti dagli applausi durante le loro risposte.

Balzani. Vuole trasmettere conoscenza dei conti (e le viene benissimo con la prima domanda, quella sulle tasse), ma anche fair play: quando afferma che la carta dei valori del centrosinistra accomuna tutti, quando preferisce non fare un appello al voto per sé stessa. Inclusiva, abbastanza di sinistra (è la preferita dai Verdi e da parte di Sel), competente. Ma su alcune risposte (un progetto concreto e cosa fare per lo sport) non del tutto convincente. Ma sul bilancio non può al momento essere battuta. Voto 6.

Sala. Se inizialmente voleva far vedere la sua anima a sinistra, ha capito che là non c'è spazio. E preferisce puntare sul pragmatismo del manager e sull'elettorato renziano, consapevole che, a Milano centro, nel 2013 il primo partito è stata Scelta Civica (Monti). E cioè che Milano è una città abitata anche da moderati che non votano più centrodestra. Ma non rinuncia a parlare di case popolari, facendone anche il progetto cardine a precisa domanda. Renziano-moderato, anche un po' liberista (cedere parte di Sea) ed expo-ottimista. Fanno a lui la domanda che dovrebbero fare agli altri (tipo, Sinistra ecologia e libertà): «Se perdi sosterrai chi vince?». Mix di idee pratiche e capacità di attrarre voti non di sinistra: voto 7.

Majorino. Sa che deve giocarsela con Balzani (e recuperare terreno) per quella fascia di elettorato che, si diceva, Sala non può raggiungere, e ripete più volte la parola "di sinistra" sulle cose da fare. Gioca la carta dell'ambientalismo e chiude il suo appello evocando l'antifascismo. Ken il rosso (come si è definito una volta). Obiettivo raggiunto, voto 7,5.

Iannetta. Il suo obiettivo non è tanto vincere, quanto esserci. E l'ha già raggiunto con le firme. Ne è consapevole. Non si lascia andare a voli pindarici, ed è giusto: non è un politico, non ha senso che prometta l'impossibile. Senso pratico, realismo, piccole cose che producono risultati. Ma non è sempre convincente: voto 6.

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