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Passera: «28 mila nuovi posti di lavoro investendo due miliardi di euro»

Le idee dell'ex ministro per far calare la disoccupazione in città

Mestieri tradizionali, innovazione e imprenditoria sociale: i tre pilastri generali per creare lavoro a Milano, almeno secondo Corrado Passera, candidato a sindaco per la sua lista civica liberal-popolare, che ha presentato il suo programma in merito. Si parte da un dato allarmante: disoccupazione al 9% a Milano. Ben più della soglia definita "fisiologica", circa il 4%, su cui ci si attestava una decina d'anni fa. L'obiettivo si raggiunge favorendo la creazione di 28 mila posti di lavoro.

Primo punto del programma, un cambio di mentalità e metodo per passare a una burocrazia che sia «facilitatore dell'economia», semplificando il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione e possibilmente tagliando tasse e oneri di urbanizzazione.

Primo settore particolare in cui operare, l'edilizia. Secondo Passera, occorre garantire incentivi per la ristrutturazione degli immobili da parte dei privati ma anche lanciare la riqualificazione del patrimonio pubblico, senza dimenticare i progetti urbanistici bloccati: ortomercato, scali ferroviari, caserme dismesse, edilizia sportiva, post-Expo.

Secondo settore, il turismo. Milano ha accresciuto il suo prestigio internazionale e la sua attrattività, ma deve ancora «essere messa 'al centro del mondo'», come spiega Passera, con un coordinamento dell'offerta di intrattenimento e l'utilizzo di parte dei ricavi della tassa di soggiorno per rendere la città «capitale europea dei congressi», in occasione dei quali andrà esteso anche l'orario di apertura di mostre e musei.

E poi la formazione. La totale mancanza di campus rende le università milanesi non più competitive in Europa e nel mondo. Per Passera bisogna portare a Milano «progetti di ricerca di grande portata», sfruttando le competenze già presenti nella sanità, nell'agroalimentare, nell'architettura e nella moda e design. Inoltre, Passera avanza l'idea di uno "sportello unico" per le start-up, gli incubatori e il co-working, mettendo a disposizione immobili pubblici anche per incentivare l'housing sociale dedicato. 

Quanto alle risorse per finanziare tutto questo, Passera calcola che potranno essere ricavati circa due miliardi di euro da diverse fonti: la cessione delle partecipate quotate, la valorizzazione del patrimonio immobiliare non necessario, i fondi europei, i progetti che mettono insieme il pubblico e il privato, la trasformazione in città-regione.

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