Salvini agli alleati: "O siamo d'accordo su tutto, o è un problema"

Ma a Milano l'alleanza tiene: Parisi in piazza con il leader della Lega a Milano

Salvini in piazza San Carlo (foto Paolo Grimoldi - Fb)

L'unità del centrodestra a Milano sembra non essere in discussione: sabato pomeriggio Stefano Parisi (candidato a sindaco) ha partecipato, in piazza San Carlo, al comizio della Lega Nord ed è anche stato applaudito. Venerdì si era incontrato con Ignazio La Russa (Fdi) per un chiarmento "preventivo" dopo i fatti di Roma: il ritiro di Guido Bertolaso e l'appoggio di Forza Italia ad Alfio Marchini anziché a Giorgia Meloni.

L'unità della coalizione a livello nazionale è invece un grande punto di domanda. Salvini, nel suo intervento, sa di dover camminare in bilico tra la Madonnina e il futuro dello schieramento in generale. Così da una parte bolla come «umori personali» ciò che è accaduto nella capitale, dall'altra attacca Beppe Sala (candidato del centrosinistra a Milano) e mostra che, nel capoluogo lombardo, gli interessa di più cercare di tornare al governo municipale che non a mischiare questioni locali con questioni nazionali.

Sulle quali, però, ha e mostra le idee chiare. «Mi interessano - afferma - i programmi. Chi sottoscrive il nostro progetto di Milano, dell'Italia ma anche dell'Europa va bene. O ci mettiamo d'accordo su tutti i punti o è un problema». Ed è evidente che non sarà semplice. In tutta Europa la destra che guarda al lepenismo non è alleata con i popolari. In Italia sì. Ma le idee (di politiche interne e soprattutto sull'integrazione europea) sono ben diverse.

E' evidente che con le elezioni amministrative di giugno si gioca, nel centrodestra, la partita della leadership. E quello che Salvini definisce "problema" (la non perfetta sovrapposizione delle idee sull'Europa) è un problema per davvero. Ripercussioni su Milano, apparentemente non ve ne sono. Qui si è scelta la formula "massimale", che va da Maurizio Lupi (Ncd, a sostegno del governo Renzi) e pezzi importanti del defunto Terzo Polo montiano (dal consigliere comunale Manfredi Palmeri in giù) a Lega e Fdi, che Renzi lo vorrebbero veder cadere il più presto possibile. 

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Frizioni sul programma non dovrebbero vedersene. Stefano Parisi, accettando la candidatura a sindaco, aveva chiarito che la Lega Nord avrebbe dovuto, a Milano, abbandonare determinati toni "forti" e mettersi al tavolo a studiare progetti concreti per risolvere i problemi. Il Carroccio, di buon grado, ha accettato questo metodo e, salvo alcune uscite ben poco ortodosse (come quella dei due leghisti all'ex campo rom di via Idro), per ora lo mantiene. La paura di non riconquistare Palazzo Marino è troppo grande.

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