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Martedì, 16 Agosto 2022
Politica

La Lega sta pensando al voto anticipato per le Regionali: ecco perché

Vari motivi spingono i leghisti a pensare alle dimissioni di massa dei consiglieri per anticipare il voto. Tra questi, mettere fretta al Pd e depotenziare lo scontro Fontana-Moratti. Intanto i partiti cambiano nomi ai gruppi per ottenere l'esenzione dalla raccolta firme

Per un giorno, martedì 26 luglio, tutto il Pirellone è stato letteralmente in subbuglio. Le voci di corridoio, da un piano all'alto della torre del consiglio regionale, davano per quasi certa l'indicazione della Lega di procedere con le dimissioni di massa da parte dei consiglieri di maggioranza per far cadere anzitempo la legislatura e votare il 25 settembre in concomitanza con le elezioni politiche, appena indette dal presidente Sergio Mattarella.

Molte le ragioni per cui il partito di Matteo Salvini avrebbe voluto fare questa mossa. Una su tutte, esorcizzare lo scontro in vista tra Attilio Fontana e Letizia Moratti per la candidatura a governatore. Ma un grande ostacolo si è frapposto: non è affatto scontato che si sarebbe votato proprio il 25 settembre. Per l'election day servirebbe una decisione del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese. E non sarebbe una decisione scontata. 

Depotenziare scontro Fontana-Moratti

Ma perché la Lega avrebbe voluto (e forse vorrebbe ancora) percorrere questa opzione? Vediamo i motivi. Il primo è il protagonismo accelerato di Letizia Moratti, vice di Fontana, assessora al welfare da quando il centrodestra ha preferito estromettere Giulio Gallera durante la pandemia covid. Moratti ha sempre detto di voler correre come candidata presidente della Regione nel 2023, alla scadenza naturale; ora ha confermato la sua disponibilità e chiesto un "chiarimento urgente" alla coalizione. Marcando anche una distanza dal governatore Fontana, leghista: Moratti, che non si identifica nettamente in nessun partito di centrodestra, ha sottolineato la sua contrarietà alla caduta del governo Draghi. Una contrarietà che esiste in diversi settori di Forza Italia: se l'ormai ex assessore Alessandro Mattinzoli ha abbandonato il partito, insieme (limitandoci alla Lombardia) a Mariastella Gelmini, tra gli elettori forzisti serpeggia insoddisfazione per aver voluto seguire la Lega a tutti i costi e aver staccato la spina al governo.

Anticipando a fine settembre il voto, si depotenzierebbe la guerra Fontana-Moratti. Perché il nome del candidato andrebbe scelto il più presto possibile. E probabilmente gli altri partiti di coalizione non riterrebbero opportuno fare uno "strappo" così forte, indicando Moratti, a poche settimane dal voto.

Mettere fretta agli avversari

C'è poi una ragione meramente elettorale. I partiti di centrodestra ritengono di vincere le elezioni politiche e quindi alcuni vorrebbero sfruttare questo 'traino' lo stesso giorno, per confermarsi facilmente anche al Pirellone. A questa motivazione se ne accompagna un'altra: il centrosinistra (che in Regione Lombardia si prepara al campo largo, unendo il Pd, il centro, la sinistra e il Movimento 5 Stelle) non ha ancora un candidato presidente. Circolano ovviamente nomi (su tutti quello dell'economista Carlo Cottarelli, ndr), ma niente di ufficiale e sicuro. Anticipare il voto significherebbe mettere molta fretta all'avversario, cogliendolo sostanzialmente impreparato.

Se martedì è stata giornata di voci che si rincorrevano, c'è ancora qualche giorno di tempo. Fino all'inizio di agosto i consiglieri di maggioranza potrebbero dimettersi sperando poi nell'indizione dell'election day, cioè dell'accorpamento del voto regionale con quello nazionale. La cosa potrebbe avvenire anche con le dimissioni dirette del governatore Fontana, che fino a martedì faceva sapere di non averne intenzione, ma di rimettersi all'election day se lo decidesse il ministro (sottinteso: dopo le dimissioni dei consiglieri regionali).

Liste esentate da raccolta firme (e cambi di nome)

Sulle elezioni 'pesa' anche la questione della raccolta firme per presentare le liste, che devono essere presenti almeno in cinque province della Lombardia. Le firme sono dunque parecchie (a Milano, dove gli abitanti sono più di un milione, da 2.000 a 3.000), ma dimezzate in caso di elezioni anticipate. Sono esentate le liste che riproducono esattamente le denominazioni dei gruppi già presenti in consiglio regionale.

Per questo motivo, alcuni gruppi 'corrono' a cambiare il nome in extremis, in vista dell'esenzione dalla raccolta firme, faticosa soprattutto per le liste minori. Da qualche settimana, Energie per l'Italia (la vecchia sigla di Stefano Parisi, che ha eletto Manfredi Palmeri al Pirellone) ha cambiato nome in "Polo civico - Lombardia migliore", a questo punto possibile lista di centrodestra alle prossime elezioni. Da tempo, la lista Fontana Presidente ha aggiunto la denominazione "Lombardia ideale".

Con le dimissioni dal consiglio regionale di Luca Del Gobbo, diventato sindaco di Magenta, entra in consiglio regionale la prima dei non eletti della lista Noi con l'Italia: Deborah Giovanati. Che però, nel frattempo, ha cambiato partito ed è entrata nella Lega (di cui è consigliera comunale a Milano, tra l'altro). Questo significa che il partito centrista di centrodestra con leader Maurizio Lupi non esiste più in consiglio regionale. Se non verrà rimediata questa cosa almeno con un passaggio 'tecnico' di qualcuno nel gruppo, Noi con l'Italia sarebbe costretta a raccogliere le firme. 

Non si sa ancora che cosa vorrà fare Elisabetta Strada, rimasta unica consigliera dei Lombardi Civici Europeisti (centrosinistra), né i due transfughi del Movimento 5 Stelle finiti nel gruppo misto (Monica Forte e Luigi Piccirillo). Per costituire in extremis un gruppo autonomo occorrono tre consiglieri regionali. Ed infine, il subbuglio ha accelerato la decisione di Michele Usuelli di cambiare la denominazione del suo gruppo da +Europa/Radicali a +Europa/Azione (ed entrerà Niccolò Carretta), perché è ormai chiaro che la lista elettorale si chiamerà così. Il cambio di denominazione è stato formalizzato mercoledì.

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