Elezioni regionali 2018

Elezioni regionali: le mosse dei partiti per non raccogliere le firme

Ecco le liste che non dovranno raccogliere le firme e quelle costrette a farlo

Il Pirellone, sede del consiglio regionale

Il 4 marzo 2018 si voterà sia per le elezioni politiche sia, in Lombardia (e in Lazio e, forse, in Molise) per le elezioni regionali. L'election day è stato sancito ufficialmente. Un risparmio di tempo e di denaro e una semplificazione per i cittadini che, oltretutto, si "sorbiranno" la campagna elettorale unificata. 

Anche per le regionali c'è il tema della raccolta firme, da parte delle liste, per presentarsi alle elezioni. Un tema che, a livello nazionale, è stato pubblicizzato soprattutto da +Europa, la lista guidata da Emma Bonino, che ha sottolineato la sostanziale discriminazione per quelle formazioni che intendono apparentarsi nei collegi uninominali e che, però, devono quindi posticipare la raccolta delle firme a dopo l'accordo, avendo quindi molto meno tempo a disposizione.

Più "semplice" il discorso per le regionali, dove occorre essere presenti con un gruppo in consiglio per evitare la raccolta delle firme. Questo ha provocato una "girandola" di cambi di nome ai gruppi già presenti e la creazione di gruppi ex novo, a ridosso dello scioglimento del consiglio regionale, per rincorrere l'esenzione alla raccolta. Una raccolta che è faticosa visto che occorrono firme in tutti i collegi (province) in cui ci si presenta. Da Sondrio a Mantova.

Sono quindi esentati dalla raccolta firme i principali partiti: Forza Italia, Lega (ex Lega Nord, che ha tolto "nord" dal nome del gruppo), Lista Maroni, Fratelli d'Italia, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

Elezioni regionali: i gruppi formatisi in extremis

Tra i gruppi regionali formatisi in extremis spicca soprattutto il "divorzio consensuale" all'interno di Lombardia Popolare, emanazione di quello che fu Nuovo Centrodestra (il partito di Alfano), poi mutato in Alleanza Popolare. I centristi, anche a livello nazionale, si sono spaccati tra chi si alleerà con il centrosinistra (capitanati dal ministro della salute Beatrice Lorenzin) e chi, invece, con il centrodestra (tra questi Maurizio Lupi e Roberto Formigoni). La spaccatura è avvenuta anche in Lombardia, dove però Lombardia Popolare ha governato per cinque anni col centrodestra di Roberto Maroni.

Ebbene, ora Lp si è divisa in due gruppi. Da una parte, Noi con l'Italia - Lombardia, che resta nel centrodestra: il capogruppo è Alessandro Colucci e i consiglieri sono il presidente del consiglio regionale uscente, Raffaele Cattaneo, e gli assessori Mauro Parolini e Luca Del Gobbo. Dall'altra parte Civica Popolare, che si alleerà col centrosinistra. Qui della vecchia Lp c'è Angelo Capelli, che si è associato con Michele Busi (Patto Civico Ambrosoli) e Marco Carra (Pd) per poter creare il gruppo autonomo (con denominazione che sarà presente nella prossima scheda elettorale) ed esentarsi dalla raccolta firme.

Tutti provenienti dal Partito Democratico sono i consiglieri del gruppo Obiettivo Lombardia per le Autonomie con Gori, appena costituitosi, che pare un tentativo di lista "autonomista" di centrosinistra. Capogruppo è il bresciano Corrado Tomasi, insieme con Luca Gaffuri e Agostino Alloni.

A inizio dicembre 2017 s'era formato anche il gruppo Energie per la Lombardia, ispirato da Stefano Parisi, con capogruppo Alberto Cavalli e Sabrina Mosca e Mauro Piazza. Mosca e Piazza, però, il 5 gennaio sono tornati in Forza Italia, scombinando i piani. I gruppi devono essere infatti composti da almeno tre consiglieri (a meno che non fossero presenti alle precedenti elezioni). Ciò significa che il solo Cavalli non è sufficiente a mantenere in vita il gruppo Energie per la Lombardia. In altri termini, Parisi e i suoi dovranno raccogliere le firme. Questo ha provocato una reazione stizzita dell'ex candidato sindaco di centrodestra a Milano contro Forza Italia.

Elezioni regionali: i gruppi che hanno cambiato nome in extremis

Due gruppi già esistenti in consiglio hanno mutato la denominazione per "aggiornarsi" alle prossime elezioni regionali (ed evitare la raccolta di firme per le future liste).

Il primo è il gruppo Gori Presidente, erede diretto del Patto Civico Ambrosoli (con Roberto Bruni, Silvia Fossati e Daniela Mainini). Se Umberto Ambrosoli era stato il candidato presidente di centrosinistra nel 2013, l'attuale sindaco di Bergamo Giorgio Gori lo è per il 2018.

Simile il caso di Lombardia Progressista - Sinistra per Gori, con la sola Chiara Cremonesi (eletta in Sinistra e Libertà). 

Elezioni regionali: chi dovrà raccogliere le firme

Varie liste, che tenteranno di presentarsi alle elezioni regionali del 4 marzo 2018, restano costrette a raccogliere le firme. In primis la lista Liberi e Uguali, ispirata da Pietro Grasso, in cui sono confluiti i dalemiani-bersaniani di Articolo 1 (Movimento Democratici e Progressisti), che però ha all'attivo soltanto due consiglieri regionali e quindi non ha potuto costituire un gruppo a parte ma è confluito nel gruppo misto, escluso dall'esenzione. 

Di Energie per la Lombardia si è detto: il movimento di Stefano Parisi è stato "beffato" in extremis dalla fuoriuscita dei due terzi del suo gruppo. Resta solo un consigliere, insufficiente per mantenere in vita il gruppo (e l'esenzione dalla raccolta firme). Firme che dovranno essere raccolte anche da tutte le forze estreme, di destra o di sinistra: da Forza Nuova a Casapound, ad esempio. E anche, all'opposto, da Rifondazione Comunista e dalla "galassia" di estrema sinistra, se deciderà di presentarsi alle elezioni.

Infine è probabile che, entro pochissimi giorni, inizi la raccolta firme anche per una lista ispirata da Emma Bonino, composta (come +Europa a livello nazionale) dai Radicali Italiani e da Forza Europa, il nuovo movimento di Benedetto Della Vedova.

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