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Fabbrica del Vapore, le idee del comune: azzerare tutto e un nuovo bando

"Ma chi c'è non verrà cacciato subito, e potrà partecipare alle nuove assegnazioni", la promessa di Palazzo Marino. La vicenda

Finalmente il comune di Milano ha reso noto cosa intende fare della Fabbrica del Vapore, l'enorme - e attualmente in parte inutilizzata - struttura di Porta Volta che doveva essere il fiore all'occhiello della creatività milanese, ma che finora Palazzo Marino non ha, nei fatti, valorizzato. Finora erano certi sostanzialmente solo due fatti: le concessioni agli attuali operatori, in scadenza per il 28 febbraio 2016, non sono state rinnovate; il coordinamento artistico e la supervisione degli eventi passano dal comune stesso alla Fondazione Milano, quella delle scuole civiche.

La prima mossa è stata quella di oscurare il sito istituzionale "fabbricadelvapore.org", registrato a nome del comune di Milano: ora compare soltanto un messaggio "403/Forbidden". La seconda mossa sarà l'apertura di un bando per circa 5 mila metri quadri divisi in quindici spazi, di cui circa 1.400 metri quadri attualmente vuoti. Secondo cifre non smentite, la Fabbrica del Vapore consta di circa 15 mila metri quadri calpestabili di cui circa 10 mila non utilizzati, di qui la domanda spesso risuonata in queste settimane d'incertezza: perché non iniziare mettendo finalmente a bando gli spazi vuoti, tra cui alcuni nuovi di zecca?

I lotti vengono riorganizzati completamente, in modo da creare spazi da 135 a 865 metri quadri l'uno. Metà degli spazi sarà riservata a soggetti con una esperienza di successo, a patto che nel loro progetto includano l'incubazione verso soggetti e progetti più giovani. L'altra metà sarà invece aperta anche a gruppi informali e soggetti senza esperienza, a patto che si costituiscano in associazione in seguito all'aggiudicamento del bando. Quindi, di fatto, la Fabbrica del Vapore in futuro sarà come "spezzata in due": da una parte risorse già in attività da tempo, dall'altra un'associazione di nuove risorse che partono da zero o quasi. Con Fondazione Milano a "dirigere" tutto.

Fabbrica del Vapore © Melley/MilanoToday

Gli ambiti di attività dei futuri assegnatari sono numerosi: si va dalle arti performative (teatro, arti circensi, danza e musica) a quelle visive (pittura, scultura, fotografia, scenografia, costumistica, illuminotecnica, scenotecnica), dal settore multimediale (cinema, tv, videoreporter, radio e altro) alla promozione culturale (editoria e comunicazione). Dovrebbe inoltre essere organizzata una biblioteca generale aperta al pubblico. Tra i requisiti per partecipare al bando vi sarà anche l'autosostentamento economico del progetto presentato.

Non è ancora noto quanto costeranno i canoni di concessione, ma si ipotizza un ritocco all'insù. «Il compito della pubblica amministrazione deve essere quello di mettere a disposizione di tutti coloro che hanno un'idea un patrimonio così importante», dichiara l'assessore al tempo libero Chiara Bisconti: «Il bando è aperto a tutti, per chi c'è già e per tutti coloro che vorranno partecipare».

Secondo Bisconti, la Fabbrica deve «diventare un punto di riferimento cittadino per la creatività, il talento e l'innovazione culturale ma anche un luogo più bello, vissuto e partecipato». Eppure in Fabbrica del Vapore lavorano, già oggi e da tempo, vere eccellenze dell'arte e dell'artigianato, della cultura e della comunicazione. L'embrione per diventare un punto di riferimento ci sarebbe da molti anni, insomma.

Dentro la Fabbrica del Vapore

Da Palazzo Marino promettono che nessuno "caccerà" immediatamente chi lavora in Fabbrica del Vapore. «Le concessioni scadono il 28 febbraio, ma è ovvio che, davanti a un nuovo bando, viene loro lasciato un lasso di tempo per riorganizzarsi», garantiscono dall'ufficio stampa del comune di Milano. Le assegnazioni dovrebbero comunque avvenire a poche settimane dalle elezioni comunali del 12 giugno 2016. Una "concomitanza temporale" che ha fatto pensar "male" a più d'uno. «Che le concessioni scadessero ora, è oggettivo. Riaprire subito gli spazi adesso, anche se "sotto elezioni", è semmai dimostrazione di trasparenza ed equità», riferiscono sempre dall'ufficio stampa.

Le questioni aperte restano tante: perché finora Palazzo Marino non ha cercato di incidere maggiormente nella valorizzazione delle attività già presenti, perché per molto tempo ha lasciato vuoti diversi spazi, perché nemmeno per Expo 2015 si è riusciti a rendere la Fabbrica un fiore all'occhiello da far conoscere a tutti, quale sarà il coinvolgimento effettivo di Fondazione Milano. Qualche risposta a questi e altri dubbi verrà, probabilmente, dall'assemblea pubblica che il comune ha convocato per mercoledì 24 febbraio, alle 18, proprio in Fabbrica. Oltre ai due assessori al tempo libero e alla cultura, Chiara Bisconti e Filippo Del Corno, ci sarà Monica Gattini Bernabò, direttore generale di Fondazione Milano.

Le realtà presenti in Fabbrica del Vapore, consapevoli che il 28 febbraio scadono le concessioni, cominciano così il 19 febbraio ad avere qualche risposta. E proseguono nella sensibilizzazione, anche con una petizione online. Il timore non è soltanto che si disperda il valore aggiunto di esperienze di eccellenza e di successo, ma anche i posti di lavoro creati negli anni e, soprattutto, quella "contaminazione" tra culture e saperi che è la vera forza (purtroppo finora depotenziata) di questo spazio di Milano. 

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