Dj Fabo, la mamma e la fidanzata dalla parte di Cappato: «Giudici e politici vergognatevi»

Dopo la decisione del gip di Milano di rinviare a giudizio Marco Cappato per aiuto al suicidio

Dj Fabo

Marco Cappato sarà processato per aiuto al suicidio, per avere accompagnato il giovane tetraplegico milanese Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo, in Svizzera dove lo stesso è stato sottoposto al suicidio assistito (come consente la legge elvetica) in una clinica privata.

Il gip di Milano Luigi Gargiulo ha infatti deciso di non accogliere la richiesta d'archiviazione della procura di Milano, dopo l'autodenuncia dello stesso esponente dei Radicali presso una caserma di carabinieri. 

Ora la madre e la fidanzata di Fabo si schierano apertamente contro la decisione del gip di rinviare a giudizio Cappato. «Come si fa a dire che Fabo è stato spinto nella scelta? Fabo, glielo spieghi tu al giudice che era l'esatto contrario, e che eri tu che spingevi noi a portati in Svizzera?», scrive su Facebook Valeria, la fidanzata.

E sempre Valeria ricorda una domanda posta a lei da Fabo, quand'era ancora in vita. «Potresti fargli (al giudice, n.d.r.) la stessa domanda che hai usato con me per farmi capire la tua sofferenza», prosegue, citando poi il suo amato: «Verresti una sola settimana da questa parte?».

Reazione (sempre su Facebook) anche da parte della madre di Fabo, che si rivolge ai politici e ai magistrati: «Vergognatevi, Marco (Cappato, n.d.r.) ha fatto un regalo ad aiutare mio figlio!», scrive la donna, che conclude: «In questo momento lui è felice nella sua India (dove sono state sparse le ceneri, n.d.r.). Grazie Marco, ti vogliamo bene».

Cappato: «Processiamo legge ingiusta»

«Rispetto la decisione. Il processo sarà anche l'occasione per processare una legge ingiusta»: così Marco Cappato su Facebook appena si è saputo della decisione del gip. La stessa procura di Milano, nella richiesta d'archiviazione, aveva lanciato un messaggio "politico", definendo «opportuno» che il Legislatore disciplini il "diritto al suicidio" «in modo da prevenire il rischio di abuso, ad esempio, sotto forma di pratiche eutanasiche, nei confronti di persone il cui consenso non sia sufficientemente certo».

«Il processo - ha dichiarato ancora Cappato - sarà l'occasione per difendere il rispetto della libera e consapevole scelta di Fabo interrompere una condizione di sofferenza insopportabile. Sarà anche l'occasione per processare una legge approvata in epoca fascista che, nel nome di un concetto astratto e ideologico di vita, è disposta a sacrificare e calpestare le vite delle singole persone in carne ed ossa».

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