Eleonora Dragotto

Opinioni

Eleonora Dragotto

Giornalista MilanoToday

Milano non merita un uomo qualunque come Vittorio Feltri

Dopo aver accettato la proposta di Giorgia Meloni di candidarsi capolista a Palazzo Marino, ha lanciato qualcuna delle sue solite provocazioni sempre uguali a se stesse

Non è stato Beppe Grillo il primo comico a trasformarsi in politico. Correva il 1944 quando il commediografo e giornalista Guglielmo Giannini fondava Il fronte dell'Uomo Qualunque, un movimento populista e anti politico che inaugurò il termine qualunquismo, quella tendenza, tanto presente anche nella politica contemporanea, alimentata dalla forte sfiducia nelle istituzioni e nei partiti. Nel leggere le parole (ormai fiaccamente) provocatorie di Vittorio Feltri, che ha accettato la candidatura a capolista di Fratelli d'Italia a Palazzo Marino, non solo non viene da ridere, ma nemmeno ci si adira più, avvezzi al suo stile. Piuttosto viene da pensare a Giannini e al suo uomo qualunque. Un uomo - per definizione senza particolari qualità - che Milano di certo non merita.

"Non so neanche amministrare un condominio, figuriamoci Milano. Il consigliere si gratta..., fin lì ci riesco". Così, dopo aver accettato l'invito di Giorgia Meloni a candidarsi capolista del suo partito e interrogato su una sua possibile corsa a sindaco della città, si è 'schernito' il 78enne, direttore editoriale di 'Libero', durante la presentazione del libro di Giorgia Meloni, 'Io sono Giorgia' (uno dei tanti esempi della capacità della leader di Fdl di ribaltare le polemiche che la riguardano in occasioni di visibilità e successi mediatici). "Quando sarò lì, cercherò di capire come funziona la baracca - ha poi ammesso con candore il giornalista - perché non sono pratico. Io non capisco niente, ma di solito sono uno che intuisce quasi tutto". Parole che potrebbero suscitare incredulità e persino rabbia per chi non conoscesse i modi del direttore editoriale di Libero. Ma memori dei tanti titoloni del quotidiano, si prova solo una punta di stanchezza di fronte al format sempre uguale di Feltri, che ormai enumera tra i suoi effetti collaterali soltanto lo sbadiglio. 

L'uomo qualunque nelle sembianze del quale il giornalista si presenta, annunciando la sua candidatura a consigliere comunale di Milano, è per sua essenza anche molto banale. Caratteristica niente affatto smentita dalle sue affermazioni sul capoluogo lombardo, sempre durante la conferenza di presentazione di 'Io sono Giorgia' (che per quanto la Meloni si sforzi non potrà mai superare artisticamente i medley su YouTube del suo ormai celeberrimo intervento, quando a gran voce rivendicava il suo essere madre, cristiana, e... Giorgia, appunto). Feltri infatti di Milano dice solo che "in fondo è rimasta la prima città italiana" e, lungi dal criticare aspramente l'amministrazione Sala, afferma anche che "è una città che funziona, si tratta di farla funzionare meglio". "Mi auguro di poter dare il mio contributo", aggiunge poi il giornalista, chiarendo però subito "se non riuscirò, pazienza". Forse complice il caldo, il suo peculiare agent provocateur sembra sfumato in una sua versione sbiadita e stanca, che gli conferisce tutta l'aria di chi nemmeno ci prova davvero.

Quando gli hanno chiesto cosa avrebbe previsto il suo programma per Milano, Feltri si è però dimostrato pronto: "Io avrei soltanto un paio di obiettivi molto forti: quello di eliminare le piste ciclabili che hanno paralizzato la città, di combattere i monopattini e cercare di restituire a Milano un'immagine anche esteriore che sia migliore di quella che è stata disegnata nell’ultimo anno e mezzo con il covid". Per riassumere, lotta ai (pochi) baluardi dell'ecologismo in città, un po' di estetica, che tanto non guasta mai, e guerra al mezzo che l'opinionista ha ribattezzato 'zanzara a rotelle'. Se si ha anche solo un po' a cuore l'ambiente, si immagina la Milano del futuro sempre più simile alle città del nord Europa e magari si nutre anche interesse per la sostanza anziché la forma, questo discorso un po' di orticaria può ben provocarla. Ma poi di nuovo ci si ricorda che è di Feltri che stiamo parlando e, in fondo, ha tutto il diritto di rappresentare l'uomo qualunque, quello della strada, che si informa solo sui social e può persino dare per buone le parole del direttore quando dice che l'inquinamento fa bene alla salute.

Certo, a chi ritiene l'amministrazione della città un compito serio, e tanto complesso quanto arduo, può far alzare il sopracciglio la frase di Feltri a commento della sua entrata in politica: "Ho detto subito di no alla candidatura a sindaco, ma il consigliere comunale lo posso fare non la trovo una cosa così devastante per la mia vita. Aggiungo un’occupazione ad un’occupazione che ho già. Continuerò a fare il direttore editoriale di Libero, perché il consigliere non è che sta lì tutto il giorno. Non è un lavoro, è una collaborazione". Come la consigliera comunale e presidente della commissione pari opportunità, Diana De Marchi, che ha chiesto delle scuse per l'uscita sui consiglieri che "si grattano le p**", qualche milanese potrebbe sentirsi offeso per la miserrima considerazione che il grande giornalista nutre per il ruolo di consigliere della città. E qualcuno potrebbe persino spingersi a pronunciare qualche improperio al suo indirizzo. Ma se ci si lasciasse travolgere da questa ondata di rancore cedendo al villipendio si finirebbe per assomigliargli un po'. Allora, per non correre il rischio di vedere comparire occhialetti rossi e una bocca strabordante di volgarità quando ci si guarda allo specchio, è bene continuare a ignorare le ormai goffe istigazioni del direttore, certi che Milano meriti - e abbia da offrire - di molto, molto meglio.

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