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Ecco cosa ha detto Sala sul maxi assembramento in Piazza Duomo

Secondo il primo cittadino era una situazione prevedibile ma non c'era una alternativa praticabile

Dopo una giornata di (quasi) silenzio il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha affrontato il tema dei maxi assembramenti in Piazza Duomo per la vittoria dello scudetto dell'Inter (secondo la questura in centro c'erano circa 30mila tifosi). Nella mattinata di martedì 4 maggio il sindaco ha pubblicato un video sui social in cui ha spiegato le sue ragioni.

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"Ho volutamente fatto passare una giornata prima di parlare dei festeggiamenti dei tifosi — ha detto il sindaco —. Capisco che le immagini di Piazza Duomo abbiano potuto colpire la sensibilità di tanti, e considero con attenzione le voci di tanti milanesi arrabbiati. Capisco di meno, invece, la strumentalizzazione politica per racimolare qualche voto in più".

Secondo il sindaco la situazione era prevedibile ma non c'era un'alternativa praticabile. "La situazione era certamente prevedibile ma non è pensabile che si potesse evitare che i tifosi scendessero in piazza e sarebbe stato così in qualsiasi città italiana la cui squadra avesse vinto lo scudetto. Con prefetto e questore abbiamo valutato come contenere i tifosi. In particolare abbiamo valutato per tempo e analizzato come chiudere Piazza Duomo, ma i rischi superavano i benefici perché i tifosi si sarebbero riversati in spazi più piccoli e con meno vie di fuga. Come ha affermato il prefetto, non è in situazioni del genere — e in momenti come quelli come stiamo vivendo — che si può immaginare di utilizzare gli idranti o cose del genere. Ora, capisco che nella società in cui viviamo chiunque si improvvisa esperto della qualunque, anche dell'ordine pubblico. Ma le cose, viste da dentro, sono un pochino più complesse e bisogna accettare che i veri esperti dell'ordine pubblico siano prefetto e questore".

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Il sindaco ha poi attaccato la Lega che lo aveva criticato. "Ho sentito tante lamentele ma non un’idea sensata su come gestire meglio la situazione. Devo dire che ci ha provato Salvini ipotizzando di portare, chissà come, i tifosi a San Siro, ma, a tacere che gli stadi sono chiusi, che assembramenti ci sarebbero stati nell’ingresso e nell’uscita dello stadio? E una volta dentro i tifosi sarebbero stati a distanza a si sarebbero abbracciati? Ecco questa è stata l’ideona di uno che ha fatto il ministro dell’Interno, quindi presunto addetto ai lavori".

"Come al solito nella critica si è distinta la Lega, quella che vuole aprire tutto, ma anche quella che aveva in piazza a festeggiare un viceministro e due consiglieri comunali che, allegramente, postavano foto — ha proseguito il primo cittadino —. A proposito, è veramente una chicca l’intervista della consigliera ed eurodeputata leghista Sardone che dice ‘ma io ero li’ per lo shopping'. Certo abitualmente si va a far shopping con la mascherina dell’inter e con i compagni di partito".

"Stiamo faticosamente uscendo dalla più grave crisi sanitaria e sociale dal dopoguerra — ha continuato Sala —. Esistono tante sensibilità che a volte si contrappongono. C'è chi ha nostalgia per l'ordine assoluto del lockdown e chi vorrebbe riaprire tutto e subito al primo spiraglio di normalità. Quello che sappiamo è che per gestire una comunità non esiste un tasto 'acceso o spento'. O forse sì, ma in società molto diverse dalla nostra. Una società libera è una comunità complessa che va gestita con strumenti complessi. Io non credo che le migliaia di famiglie che hanno festeggiato lo scudetto in tutta la città, in zona gialla, siano pericolosi attentatori alla nostra salute. Certo, ora più che mai bisogna avere comportamenti corretti, però sappiamo che tutti insieme non abbiamo offerto appigli ai professionisti della guerriglia urbana, che nessuno si è fatto male e che le forze dell’ordine hanno fatto rispettare a tutti il coprifuoco. E credetemi, non è poco"

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