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Festival Stoccafisso a Corsico, ancora polemiche sulla 'ndrangheta

L'editoriale - Ennesima figura poco chiara di un Comune dell'hinterland dove è alto il rischio di infiltrazioni malavitose. L'amministrazione si difende. Mai i punti oscuri non mancano. La vicenda

Corsico, polemiche sul festival dello stoccafisso (foto Repertorio)

Alzare il livello di guardia. Questa potrebbe essere la "morale" della vicenda che sta coinvolgendo la città di Corsico, il suo sindaco Filippo Errante (e due assessori), un festival gastronomico e la 'ndrangheta. Il contendere è il festival dello stoccafisso, previsto per il 22-23 ottobre 2016 nella cittadina del sud-ovest dell'hinterland di Milano, con richiesta di patrocinio avanzata dal Consorzio Stocco di Mammola Alagna & Spanò, che riunisce alcuni ristoranti reggini e promuove lo stoccafisso in giro per l'Europa. Il problema sta nel fatto che, nel manifesto, compare il nome di Vincenzo Musitano, genero del boss della 'ndrangheta Giuseppe Perre (di cui ha sposato la figlia) e fratello di due coinvolti sempre in inchieste sulla criminalità organizzata. Oltre al nome di Musitano, quelli del sindaco e di due assessori. 

«Normale, quando il manifesto di una iniziativa ha il logo del comune»: così Filippo Errante risponde circa i nomi degli amministratori sul manifesto. Circa il nome di Musitano, invece, il sindaco esibisce la richiesta di patrocinio: «Gli interlocutori erano altri, non Musitano». Se il Partito Democratico chiede ora le dimissioni del primo cittadino, resta da chiarire un punto per ricostruire perfettamente la vicenda: visto che Musitano non è tra i richiedenti (e non compare in alcun modo, ad esempio, sul sito ufficiale del consorzio), perché poi spunta il suo nome sul manifesto, con il numero di telefono per richieste di informazioni sul festival? Perché il consorzio chiede di organizzare un festival e poi le informazioni sul festival sono demandate a Musitano?

La politica non può essere derubricata a "gestione condominiale" della cosa pubblica; può talvolta sfuggire qualcosa, qualche collegamento indiretto. Può essere umanamente comprensibile un "non sapevo", "non conoscevo". Ma non v'è dubbio che l'amministrazione corsichese non ne esca bene, qualunque giustificazione sia in grado di presentare per il suo "non sapevo". Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone e Trezzano sul Naviglio sono comuni difficili per la presenza radicata della 'ndrangheta sul territorio; e se la situazione, negli ultimi anni, è notevolmente migliorata, non sempre è stato per merito delle giunte (di destra o di sinistra), ma soprattutto di indagini serrate che hanno portato ad arresti, processi, condanne. La connivenza politica passata non si dimentica facilmente, brucia ancora. 

Il sindaco Filippo Errante può certamente vantare d'avere sospeso il festival non appena è comparso il manifesto con il suo nome accanto a quello di un panettiere che lavora a Corsico, che non era stato il suo interlocutore per il patrocinio e che peraltro, stando alle cronache, di suo non è mai stato accusato di 'ndrangheta. Ma siamo certi che Errante sia cosciente di governare un comune molto rischioso per ciò che riguarda le infiltrazioni mafiose. Dunque l'attenzione dev'essere alta, ancora più alta, non tanto per evitare il dubbio di un legame tra la sua giunta e la 'ndrangheta (dubbio che nessuno in effetti ha posto), ma per operare una vera rivoluzione culturale che porti un giorno Corsico - e Buccinasco, e Trezzano, e Cesano - ad essere simbolo di legalità riconquistata.

E quindi l'idea di fare organizzare il festival dalle ealtà calabresi di "Libera" e di Don Ciotti, lanciata da Fiorello Cortiana, consigliere comunale di Buccinasco, ci pare un'ottima soluzione, non solo d'immagine ma di sostanza: mostrerebbe che la 'ndrangheta, in quella parte di Grande Milano, davvero non può più nulla. Nemmeno come lontana eco. 

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