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Firme false, Guido Podestà rinviato a giudizio

"Promotore" della presunta falsificazione di 926 firme che sono servite per far concorrere alle Regionali di 2 anni fa la lista 'Per la Lombardia' di Formigoni e quella del Pdl per la circoscrizione provinciale milanese

Rinvio a giudizio per falso ideologico per il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, e altre 9 persone in relazione alle presunte firme false, 926 in totale, che sarebbero state poste a sostegno del listino di Roberto Formigoni e della lista del Pdl per le elezioni regionali del 2010.

Lo ha deciso il procuratore aggiunto Alfredo Robledo. L'udienza preliminare si aprirà il prossimo 12 ottobre davanti al gup Stefania Donadeo.

Sulla richiesta di processo dovrà dunque decidere il gup di Milano Donadeo. Lo scorso 27 aprile, la Procura aveva chiuso le indagini a carico di Podestà, che risponde in qualità all'epoca di coordinatore lombardo del Pdl per falso ideologico continuato e aggravato.

Firme false: rinvio a giudizio per Podestà (foto Repubblica.it)

Secondo l'accusa, sarebbe stato il "promotore" della presunta falsificazione di 926 firme che sono servite per far concorrere alle Regionali di 2 anni fa la lista 'Per la Lombardia' di Formigoni e quella del Pdl per la circoscrizione provinciale milanese.

A chiamare in causa direttamente Podestà era stata, in un interrogatorio di mesi fa, quella che nel 2010 era la responsabile del Pdl per la raccolta firme, Clotilde Strada (anche per lei la richiesta di processo), stretta collaboratrice del consigliere regionale Nicole Minetti. Quella chiusa ad aprile era un'inchiesta 'stralcio' rispetto a quella, sempre per falso ideologico, già chiusa lo scorso ottobre, a carico di Clotilde Strada e di altre persone tra cui quattro consiglieri provinciali milanesi del Pdl e altri consiglieri locali, tutti nel ruolo di "certificatori", ma di firme ritenute "apocrife" dalla magistratura.

Le indagini erano nate a seguito di un esposto in Procura dei Radicali che, dopo aver dato 'battaglia' nei tribunali amministrativi per chiedere l'annullamento delle elezioni, si erano presentati con tre scatoloni con dentro oltre 500 firme da loro ritenute false. Una perizia era stata poi disposta dalla Procura, sentendo oltre mille persone, il 90% delle quali non aveva riconosciuto quelle firme come proprie.

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