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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
La richiesta

Fondi russi alla Lega, i pm chiedono l'archiviazione ma credono nel tentativo di corruzione

Secondo i pm, la trattativa tra Savoini, Meranda e Vannucci e gli emissari russi è "saltata" prima che si potesse maturare una corruzione internazionale e un finanziamento illecito alla Lega

La procura di Milano ha chiesto l'archiviazione per l'inchiesta sulla presunta compravendita di petrolio tra Russia e Italia che, secondo gli investigatori, sarebbe servita a "creare" un finanziamento illecito di 65 milioni di dollari alla Lega e permettere al partito di Matteo Salvini di affrontare la campagna elettorale per le elezioni europee del 2019. La richiesta di archiviazione riguarda Gianluca Savoini, fondatore dell'associazione Lombardia-Russia e in passato molto vicino a Salvini (era stato l'artefice dell'accordo politico tra la Lega e il partito di Putin, Russia Unita), l'avvocato d'affari Gianluca Meranda e l'ex bancario Francesco Vannucci, indagati per corruzione internazionale.

Savoini e i viaggi "non registrati" in Russia e Cecenia

Tutto era nato dalla diffusione sui giornali di un audio con un colloquio tenutosi all'hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018 in cui gli interlocutori (alcuni italiani, altri russi) discutevano appunto di questo affare. Nell'arco di tre anni e mezzo d'indagine, la Russia ha sempre respinto le richieste di rogatoria internazionale avanzate dalla procura di Milano, per chiedere di interrogare gli intermediari russi identificati: Ilya Andreevich Yakunin, Andrey Yuryevich Kharchenko e Yury Burunukov. Ma dalla Russia non hanno mai acconsentito alla richiesta.

Secondo le informazioni raccolte negli anni, Kharchenko è legato al movimento eurasiatico fondato da Aleksandr Dugin, l'ideologo molto vicino a Putin che, in passato, aveva partecipato a diverse iniziative pubbliche sia di partiti di estrema destra sia della Lega. Yakunin è un manager, pare legato a Vladimir Pligin, membro del Parlamento russo nel cui studio Salvini incontrò l'ex vice premier Dmitry Kozak a Mosca. Nessuno degli interlocutori russi sarebbe stato pubblico ufficiale e il diniego alle rogatorie ha di fatto impedito di risalire a possibili "vertici" sopra di loro.

"Salvini non sapeva della corruzione"

Secondo i pm milanesi, poi, la trattativa non era andata a buon fine sia per la diffusione giornalistica dell'audio, sia perché alcuni top manager russi delle aziende petrolifere coinvolte avevano avuto alcuni dubbi e avevano preferito soprassedere. Durante l'indagine è emersa anche, nei cellulari dei tre indagati, la fotografia di un appunto scritto a mano con i dettagli dell'accordo: alla Lega sarebbe andato il 4 per cento, agli intermediari russi il 6 per cento. La partita di petrolio valeva un miliardo e mezzo di dollari. La procura di Milano è convinta che Salvini fosse informato della trattativa sull'acquisto del petrolio, ma senza che siano emersi elementi concreti su una sua partecipazione alla trattativa né sul fatto che sapesse di una percentuale da destinare ai mediatori russi, ragion per cui il leader leghista non è mai stato indagato.

L'istanza di archiviazione (già prevista) è stata firmata dai pm Giovanni Polizzi e Cecilia Vassena, nonché dall'aggiunto Fabio De Pasquale. Sarà ora vagliata dal gip, come da prassi. Il tesoriere della Lega Giulio Centemero si è dichiarato soddisfatto: "La Lega non ha mai cercato né ricevuto finanziamenti dall'estero, tanto meno dalla Russia. Con l'archiviazione della vicenda si chiude finalmente un capitolo, una storia per cui ci hanno attaccato ingiustamente per anni", ha dichiarato all'Adnkronos.

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