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Mercoledì, 17 Aprile 2024
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Caso camici, la Procura generale: "Fontana vada a processo"

"C'è una ragionevole previsione di condanna", scrive la Pg

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana vada a processo per il 'caso camici'. È quanto chiede la Procura generale affermando ci sia una "ragionevole previsione di condanna".

"Ribadisco la richiesta di rinvio a giudizio", ha detto nel suo breve intervento davanti alla corte d'Appello il sostituto procuratore generale di Milano Massimo Gaballo, sottolineando che "l'atto d'appello della procura è condivisibile" e, nell'ottica della legge Cartabia, "trattandosi di un processo in gran parte documentale, c'è una ragionevole previsione di condanna". Il pg ha quindi ribadito la richiesta di processo per il governatore lombardo e altri quattro indagati, tutti già prosciolti durante l'udienza preliminare sul cosiddetto 'caso camici'.

Il 13 maggio 2022, la giudice per l'udienza preliminare Chiara Valori aveva emesso sentenza di "non luogo a procedere perché il fatto non sussiste" sia per Fontana sia per suo cognato Andrea Dini, titolare di Dama spa, per Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, ex direttore generale e dirigente di Aria (la centrale di acquisti della Regione), e per Pier Attilio Superti, ex vicesegretario lombardo. La Procura ha impugnato la decisione della gup affermando che la presunta frode nella pubblica fornitura contestata ai cinque indagati ha avuto "l'esito di posporre l'interesse pubblico" a "interessi privati convergenti degli imputati" e il tutto nel "pieno della pandemia da Covid".

Il 'caso camici'

L'indagine vede al centro della vicenda una fornitura di 75mila camici che in piena emergenza covid Fontana cercò - il 19 maggio 2020 - di "risarcire" a titolo personale al cognato bonificando 250mila euro, quasi l'intero valore della merce consegnata da Dini alla Regione. Una mossa, si leggeva nella chiusura indagine, fatta "allo scopo di tutelare l'immagine politica del presidente della Regione Lombardia, una volta emerso il conflitto di interessi derivante dai rapporti di parentela" con il fornitore. 

La singolare causale ('Acconto fornitura camici a favore di Aria spa') e la cifra rilevante dell'operazione fecero però scattare una segnalazione a Banca d'Italia e quindi alla Procura milanese, titolare dell'indagine. Di camici ne vennero consegnati in realtà solo 50mila, in quanto venne a galla il conflitto di interessi, visto che Dama è appunto la società del cognato di Fontana. Per questo la fornitura fu trasformata in donazione, con la conseguenza, secondo la ricostruzione degli inquirenti, che l'ordine non venne perfezionato per la mancata consegna di un terzo del materiale, cosa che aveva portato i pm a formulare l'accusa di frode in pubbliche forniture. 

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