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Inchiesta P3: Spunta il nome del Governatore Formigoni

Nell'ambito dell'inchiesta sulla P3 spunta un altro nome noto, quello del Governatore Formigoni. Da un'informativa dei carabinieri emerge un coinvolgimento legato alla riammissione della lista "Per la Lombardia" nelle elezioni regionali 2010

C'e' anche il presidente della Regione Lombardia tra i coinvolti nell'inchiesta sulla P3. Ma il governatore reagisce: tutto falso. Secondo quanto emerge da un'informativa dei carabinieri di Roma, a Milano il gruppo occulto che faceva riferimento a Flavio Carboni agì su mandato di Formigoni per chiedere al presidente della corte di appello di Milano, Alfonso Marra, di intervenire nella vicenda dell'esclusione della lista riconducibile al governatore dalle regionali 2010, denominata "Per la Lombardia".

LA VICENDA. Il primo marzo scorso la Corte d'appello del Tribunale di Milano escluse la lista "Per la Lombardia", legata a Roberto Formigoni, dalle elezioni regionali accogliendo il ricorso presentato dalla lista Bonino Pannella. La decisione fu motivata con il fatto che le firme valide erano meno di quelle necessarie per presentare la lista. Il giorno dopo il centrodestra presentò un ricorso che non fu accolto. Per questo il 4 marzo si rivolse al Tar presentando due ricorsi: uno personale di Roberto Formigoni e uno dalla lista. Due giorni dopo il tribunale amministrativo accolse una richiesta di sospensiva che riammetteva di fatto la lista alle regionali, decisione confermata il 9 marzo dalla sentenza e nuovamente il 13 marzo dal Consiglio di Stato a cui si erano rivolti la Federazione della sinistra e la lista Bonino Pannella.

Parlando dell'attività svolta dall'associazione, i militari dell'Arma - è detto nella informativa - definiscono emblematica la "vicenda che ha visto protagonista il neo presidente della corte di appello di Milano". "Non appena Marra - proseguono i carabinieri - ha ottenuto, dopo un'intensa attività di pressione esercitata dal gruppo (ed in particolare da Pasquale Lombardi) sui membri del Csm, l'ambita carica, i componenti dell'associazione gli chiedono esplicitamente, peraltro dietro mandato del presidente Formigoni, di porre in essere un intervento nell'ambito della nota vicenda dell'esclusione della lista 'Per la Lombardia'". Al riguardo, i carabinieri citano una telefonata del primo marzo 2010 di Formigoni all'imprenditore campano Arcangelo Martino nella quale chiede: "Ma l'amico, l'amico, l'amico Lombardo, Lombardo lì, Lombardi è in grado di agire".

I COMMENTI. "Il fatto, se confermato, sarebbe gravissimo. Occorre che sia fatta massima e immediata chiarezza. Agli organi preposti chiediamo di fare il proprio lavoro in temi rapidi. A Formigoni chiediamo di chiarire rapidamente e in tutte le sedi necessarie, nell'interesse suo e soprattutto dell'istituzione che rappresenta". E' quanto afferma il segretario regionale del Pd Lombardia, Maurizio Martina, dopo aver appreso dalla stampa di "un'informativa dei Carabinieri del 20 giugno 2010 in cui si sosterrebbe - riporta Martina in una nota - un ruolo diretto del Presidente Formigoni nel promuovere interferenze gravi nei confronti della magistratura per scopi legati all'ammissione della lista 'Per la Lombardia' alle Regionali del 2010".

"Il presidente Formigoni chiarisca immediatamente e tolga ogni possibile dubbio sul suo coinvolgimento in attività di indebite pressioni legate alla possibile esclusione della lista 'Per la Lombardia' alle recenti elezioni regionali. Le notizie battute in questi minuti dalle agenzie di stampa circa il contenuto di un'informativa del 18 giugno scorso dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma che operavano nell'ambito dell'inchiesta sulla P3 rappresenterebbero fatti di una gravità inaudita". Lo affermano Emanuele Fiano e Andrea Orlando, responsabili Sicurezza e Giustizia del Partito Democratico i quali chiedono al presidente Formigoni "di chiarire senza lasciar adito ad ogni dubbio il profilo del suo comportamento in questi fatti. Nessuna ambiguità su comportamenti di inquinamento della vita pubblica e istituzionale è tollerabile né per i membri di governo nazionale, né per i membri di governo locale o regionale".

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