Giovedì, 5 Agosto 2021
Politica

Gelato negato a Salvini, la sindaca di Rozzano (Pd): "Ha fatto bene, resistenza contemporanea"

Il post di Barbara Agogliati scatena nuove polemiche dopo che una commessa di una gelateria non aveva voluto servire un gelato al leader della Lega

Salvini

Fa ancora polemica il gelato negato a Matteo Salvini, leader della Lega, alla gelateria Baci Sottozero di piazzale Siena, zona Bande Nere, a Milano. Come si ricorderà, Salvini martedì 20 marzo si era presentato in gelateria e - come poi è emerso - non si è nemmeno reso conto che la commessa in prova Nadia, 20enne, si era rifiutata di servirlo lasciando il compito ad una collega.

A prendere le difese di Nadia ci ha pensato il sindaco del Pd di Rozzano, Barbara Agogliati, a mezzo Facebook: «"Niente gelato ai razzisti!". Esempi di resistenza contemporanea. La ragazza ha avuto coraggio e ha difeso i suoi valori». Un post che ha generato diverse polemiche. La stessa prima cittadina rozzanese ha poi specificato: «La ragazza non si è comportata bene. Si è comportata male con una persona pessima. A volte anche chi si comporta male ha la mia stima».

L'interessato (Salvini) ha replicato all'Agogliati con ironia, sempre su Facebook: «I profondi pensieri del sindaco Pd di Rozzano (Milano). Un cono gelato "antirazzista" anche per lei».

La vicenda era stata resa nota dalla madre di Nadia, tra l'altro con un passato di assessore di Forza Italia a Corsico. La donna aveva scritto un post su Facebook, diretto proprio a Salvini, in cui il leader della Lega era sostanzialmente accusato di avere telefonato in gelateria per lamentarsi del servizio e, per questo, avere provocato il licenziamento della ragazza.  Che, tra l'altro, ha anche un padre di origine algerina che vota Lega: «In famiglia l'unica di sinistra sono io», avrebbe successivamente affermato in una intervista.

Successivamente la gelateria ha risposto ufficialmente (mentre la donna eliminava il suo post), spiegando come fossero realmente andate le cose: nessuna telefonata di Salvini ma un rimprovero duro nei confronti della giovane commessa, visto che la legge impone agli esercenti di servire tutti, indistintamente, a prescindere da qualunque ragione personale (o politica, come in questo caso). Per tutta risposta, la ragazza si era tolta il grembiule affermando di non voler servire "i razzisti" e di essersi allontanata di propria spontanea volontà dal negozio.

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