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Giorgio Gori lascia la Regione: "Resto sindaco di Bergamo". Al suo posto consigliere di +Europa

Il candidato presidente di centrosinistra, sconfitto alle urne, lascia il Pirellone dopo avere replicato al discorso di Fontana. Entra Usuelli (+Europa)

Giorgio Gori (Fb)

Aveva 90 giorni di tempo, Giorgio Gori, per scegliere se restare consigliere regionale (come candidato presidente sconfitto il 4 marzo) oppure tornare a fare il sindaco di Bergamo. E il 10 aprile, con qualche settimana d'anticipo, ha scelto di continuare l'esperienza da primo cittadino rinunciando quindi al seggio al Pirellone.

Tutti i consiglieri regionali dopo le elezioni del 4 marzo

"Scelgo di stare dove credo di poter essere più utile", ha scritto in una nota diffusa nel pomeriggio del 10 aprile: "Ho assunto un impegno con i cittadini di Bergamo, che sento di dover onorare. Diverso sarebbe stato se fossi stato eletto alla Presidenza della Regione, ove avrei potuto concretamente agire anche nell’interesse dei miei concittadini".

La decisione arriva immediatamente dopo la seduta di consiglio regionale con la "presentazione" della giunta di Attilio Fontana, nella mattinata del 10 aprile: "Ho voluto comunque pronunciare stamane il discorso di replica a quello del presidente Fontana per rispetto nei confronti del milione e 600 mila elettori che mi hanno votato, a nome dei quali ho preso la parola. Ora posso tornare a Bergamo a tempo pieno", ha concluso Gori ringraziando le liste della coalizione di centrosinistra e tutti quelli che "hanno partecipato alla mia avventura elettorale, una straordinaria esperienza umana e politica che rifarei senza esitazione".

Quando saranno efficaci le dimissioni dal Pirellone, il seggio sarà assegnato a +Europa, la lista della coalizione di centrosinistra che ha preso più voti tra quelle escluse dalla ripartizione. Il seggio andrà a Michele Usuelli, primo della lista di +Europa nella circoscrizione di Milano. Usuelli, classe 1974, è dirigente medico di neonatologia e terapia intensiva neonatale alla Mangiagalli. Ha lavorato a lungo come pediatra in Paesi in via di sviluppo ed anche in situazioni di guerra. E' militante radicale dagli anni '90. 

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