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In Consiglio c'è l'Inno di Mameli: e la Lega si va a fare cappuccio e brioche

Il consiglio regionale lombardo ha aperto i lavori cantando l'Inno di Mameli per celebrare l'Unità d'Italia. Alla cerimonia non hanno partecipato i consiglieri della Lega. Montano le polemiche

L'inno nazionale non è "abbastanza" interessante per i consiglieri lombardi. Il consiglio regionale lombardo, infatti, ha aperto i lavori questa mattina cantando l'Inno di Mameli per celebrare i 150 anni dell'Unita d'Italia. Alla cerimonia non hanno partecipato i consiglieri della Lega che si sono riuniti nella bouvette del Pirellone. L'unico esponente del Carroccio presente e' stato il presidente del Consiglio regionale Davide Boni (nella foto) che tuttavia vestiva cravatta e fazzoletto verde.

BONI (LN) IN AULA - Boni ha seguito l'esecuzione dell'inno a braccia conserte e a testa bassa. Quasi tutti i consiglieri degli altri partiti mostravano una spilla tricolore sul bavero della giacca ed alcuni nel portavano nel taschino un fazzoletto bianco rosso e verde. A dare il via all'inno e' stato il presidente della Lombardia Roberto Formigoni che prima di entrare in aula si e' detto dispiaciuto per la decisione presa dai consiglieri leghisti.

FORMIGONI - "Settanta secondi di Inno di Mameli non fanno male a nessuno, sono un simbolo importante di quello che siamo" commenta Formigoni. Durante l'esecuzione di oggi Boni, nonostante il suo gruppo fosse uscito dall'aula, e' rimasto al suo posto "per puro dovere istituzionale" e al suo capogruppo, Stefano Galli, che aveva criticato questa sua decisione, ha replicato ricordando che "il presidente del Consiglio ha indicazioni diverse da quelle del capogruppo".

DURE CRITICHE DALLA MAGGIORANZA - Dure critiche alla Lega però arrivano anche dalla maggioranza. Romano La Russa, assessore regionale alla Sicurezza, Protezione Civile e Polizia locale, esprime "totale disprezzo per il gesto inqualificabile" dei consiglieri leghisti. ''Chi non rende onore alla propria bandiera, al proprio inno e alla Patria, non puo' che essere definito vigliacco e la sua esistenza meschina. Migliaia di lombardi si sono sacrificati, dalle guerre risorgimentali sino alle battaglie sul Carso e sul Piave - aggiunge -. Chi disonora il sangue dei propri Avi, patrioti che si sono immolati per sconfiggere il nemico asburgico, e' un traditore ed un vigliacco. Non esiste e non puo' esistere una nazione al di fuori dell'Italia, nel nostro territorio. Ogni altra ipotesi e' solo una pia illusione, per non dire una baggianata''.

OPPOSIZIONE ALL'ATTACCO - E l'opposizione va all'attacco. ''Chi non riconosce lo Stato che governa, dovrebbe trarne le conseguenze. Non si puo' essere ministri, governatori, sindaci, assessori, consiglieri di un esecutivo nazionale, di una regione, di una provincia e di una citta' se non si approva l'ordinamento dal quale queste articolazioni discendono - afferma il vicepresidente dei deputati del Pd Alessandro Maran -. E cosi' oggi, dal titolo della 'Padania' ('Il Nord paga piu' di tutta Europa, il resto d'Italia festeggia') al comportamento dei consiglieri della Lega, il partito di Bossi ha dimostrato di essere indegno delle istituzioni che occupa'' (Fonte: Adnkronos.it).

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