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Diritti gay, radicali contro l'Uganda: cacciati dal convegno

La protesta per la legge antigay che sta per essere approvata in Uganda. All'Ispi di Milano era ospite il premier Mbabazi, militanti allontanati e "non graditi"

Sit-in di protesta martedì pomeriggio da parte dell'associazione "Certi diritti" contro una proposta di legge in Uganda che, se approvata, inasprirà le pene contro gli omosessuali: addirittura ergastolo e pena di morte per il reato di "omosessualità aggravata" (se si hanno rapporti con minori, sieropositivi o portatori di handicap). L'occasione è stata la visita a Milano di Patrick Amama Mbabazi, primo ministro ugandese, ospite di un convegno sulla stabilità politica in Africa organizzato dall'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale di Palazzo Clerici.

Oltre al sit-in, Yuri Guaiana (Certi Diritti) e Claudio Barazzetta (Radicali) hanno partecipato al convegno e, quando Mbabazi ha preso la parola, hanno esposto uno striscione con scritto "stop anti-gay bill" ("fermate la legge anti-gay") per qualche minuto. Ma sono stati allontanati e trattenuti dalla polizia, poi gli è stato impedito di rientrare nella sala del convegno.

Sono invece rimaste sedute in prima fila Luisa Bordiga e Lucia Giansiracusa (Arcilesbica Zami), che al termine del convegno hanno anche posto la questione ai relatori. E Mbabazi, imbarazzato, ha detto che il governo non sosterrà la proposta di legge.

Protesta contro legge antigay in Uganda ©Yuri Guaiana

"L'Uganda si propone come fautore di stabilità, democrazia e libertà - ha commentato Barazzetta - ma poi sostiene una legge del genere, che va esattamente nella direzione opposta, fino a mettere a morte i propri cittadini in base al proprio orientamento sessuale. Ci stupisce che ci sia stato  impedito di porre domande in merito, dopo che abbiamo esposto in maniera nonviolenta il nostro striscione".

"E' gravissimo - ha aggiunto Guaiana - che in un convegno di studi non sia possibile manifestare il proprio doveroso dissenso. In ogni caso Mbabazi ha potuto chiaramente vedere che anche in Italia le proteste contro la proposta di legge in discussione sono forti. E' importante il suo impegno a non sostenere la legge, ma il governo non può limitarsi a una presa di distanza formale".

 

 

 

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