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Il Leoncavallo

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"Salvini, aiutaci a sgomberare il Leoncavallo": l'appello di Marcora (Lista Sala)

Diventa un caso politico la dichiarazione di Enrico Marcora (Lista Sala) sullo sgombero del Leoncavallo

Ha chiesto aiuto al ministro dell'Interno (e leader della Lega) Matteo Salvini per sgomberare il centro sociale Leoncavallo. Quello che appare insolito, e che ha scatenato forti polemiche politiche, è che a lanciare l'appello è stato un consigliere comunale di centrosinistra: Enrico Marcora, eletto con la Lista Sala. 

In una nota, l'esponente di maggioranza ha parlato di "assoluta illegalità" in cui versa da parecchi anni il centro sociale più famoso d'Italia e ha notato che l'amministrazione "non è riuscita a trovare una soluzione che accordi proprietà, occupanti del Leoncavallo e istituzioni". Il 'Leonka' è sotto sgombero da anni ma con continui rinvii da parte dell'ufficiale giudiziario: "Un fatto - ha commentato Marcora - di totale illegalità e di non rispetto dei diritti della proprietà privata". 

Di qui l'appello a Salvini "affinché riporti la legalità in questo contesto". Dichiarazioni che non potevano non avere un'eco politica. Dal centrodestra hanno immediatamente raccolto la sfida. "Parte dei consiglieri di maggioranza non ci stanno più a fare da sponda a chi vive nell'illegalità", ha commentato Alessandro De Chirico, vice capogruppo di Forza Italia. 

Dura la replica del sindaco Beppe Sala: "La posizione di Marcora non aiuta, perché stiamo cercando di trovare una soluzione e ci stiamo lavorando da mesi. Non serve portare avanti posizioni che mi sembrano provocatorie come chiedere una mano a Salvini", ha affermato il primo cittadino aggiungendo di non essere "per niente d'accordo" e promettendo che "andremo avanti a fare quello che stiamo cercando di fare, cioè trovare una soluzione".

Sala, a maggio del 2018, aveva parlato di trattative in corso, con la supervisione della Prefettura, per arrivare a una regolarizzazione attraverso lo scambio di volumetrie e una modifica al Piano di governo del territorio (Pgt). In pratica, i Cabassi (proprietari del capannone di via Watteau sede del Leoncavallo dagli anni '90) cederebbero la struttura e ne "preleverebbero" i diritti di volumetria da trasferire in un'altra loro proprietà. 

Il capannone di via Watteau sarebbe allora pronto per essere messo a bando. Una soluzione diversa da quella non andata in porto nel 2015, quando Sinistra ecologia e libertà portò in consiglio comunale la proposta di permuta: il Comune avrebbe acquisito il capannone di via Watteau in cambio di un'ex scuola in via Zama e una palazzina residenziale in via Trivulzio, entrambe con importanti lavori di riqualificazione da effettuare. La permuta venne però 'affossata' dai tempi strettissimi di discussione e dall'opposizione dell'allora presidente del consiglio comunale, Basilio Rizzo, contrario a una soluzione che vedeva come un "regalo ai Cabassi".

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