Leoncavallo, i Cabassi: "Lo legalizziamo grazie a Pisapia"

Audizione degli immobiliaristi in vista della permuta col Comune: "Per noi lo scambio è conveniente, non abbiamo mai voluto usare la forza"

Il Leoncavallo (foto Negri/MT)

La loro verità, i Cabassi, l'hanno raccontata alla commissione comunale che sta esaminando la permuta tra l'edificio di via Watteau che "ospita" il Leoncavallo dal 1994 e due edifici oggi comunali in via Zama e in via Trivulzio. Una seduta attesa, anche perché Matteo e Marco, i due fratelli che hanno le redini del gruppo fondato dal padre Pino, non usano esternare.

Il loro punto di vista è che, con la permuta, ci guadagneranno tutti: sia il comune (che avrà modo di "liberarsi" dal degrado degli stabili che sta per cedere) sia il gruppo Cabassi (che non dovrà più preoccuparsi dell'occupazione abusiva in via Watteau). E, ovviamente, la città stessa, che vedrà risolto il "nodo" del Leoncavallo e recuperati due spazi ora degradati.

La storia dell'occupazione del Leoncavallo è fatta di 58 tentativi di sgombero non eseguiti, tre sentenze di tribunale a favore dei Cabassi a partire dal 2001 e l'immobilismo della politica, nonostante alcuni timidi tentativi fino alla svolta condotta dal vicesindaco (e assessore all'urbanistica) Lucia De Cesaris, per la giunta Pisapia.

"Fin dall'inizio abbiamo pensato a una soluzione senza sgomberi violenti", hanno ricordato i fratelli Cabassi in commissione, ricordando le prove di dialogo con le amministrazioni di centrodestra (Albertini e Moratti) senza successo.

Già, perché se il centrodestra oggi all'opposizione sembra voler costruire barricate contro il "Leonka", i sindaci Gabriele Albertini e Letizia Moratti - quantomeno a parole - avevano mostrato una ben superiore lungimiranza politica e sociale. Si era ventilata, per esempio, l'ipotesi che il Leoncavallo si costituisse in Fondazione e acquistasse lo stabile di via Watteau con contributi anche della Fondazione Cariplo.

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Le aperture del centrodestra non erano però andate a buon fine. Si erano inceppate. Fino alla svolta del centrosinistra.

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