Il Leoncavallo chiede ancora la regolarizzazione. Pirovano (Mp): "Arrivarci entro fine mandato di Sala"

Il centro sociale ha presentato il bilancio 2013-2017

Il Leoncavallo dall'alto e, sullo sfondo, le torri di Greco

Il Leoncavallo presenta il suo bilancio quinquennale e torna a chiedere al Comune di Milano di riprendere in mano la questione della regolarizzazione. Proprio nella mattinata del 13 dicembre è stato notificato l'ennesimo sfratto con rinvio al 21 gennaio 2019. Nel quinquennio 2013-2017 il centro sociale più famoso d'Italia ha registrato entrate pari a 2 milioni e 800 mila euro scarsi, di cui oltre 2 milioni e 200 mila dalle sottoscrizioni.

Le uscite sono state inferiori alle entrate di circa 21 mila euro, in prevalenza progetti culturali (un milione e mezzo), forniture, gestione e manutenzione (oltre un milione e 100 mila euro) e solidarietà (quasi 100 mila euro).

A presentare il bilancio c'erano lo storico portavoce Daniele Farina, deputato di Liberi e Uguali, insieme con due rappresentanti delle Mamme antifasciste del Leoncavallo, Marina Boer e Elisa Silva, e la capogruppo di Milano Progressista in consiglio comunale Anita Pirovano. "Lo stato dell'arte del dialogo tra amministrazione comunale e proprietà dell'immobile è attualmente ignoto", ha commentato Farina auspicando che il sindaco e il gruppo Cabassi si incontrino per elaborare un progetto concreto.

Canone sociale

Negli anni passati, il Leoncavallo aveva proposto di pagare un 'canone sociale' ipotizzato all'epoca intorno a 80 mila euro all'anno e hanno confermato di voler ragionare ancora su questa possibilità, mentre hanno molti dubbi sull'idea di spostarsi altrove, perché sarebbe difficile trovare uno spazio con caratteristiche simili. 

"Nel 2011 e nel 2016 abbiamo scritto, nel programma elettorale, che ci sarà un impegno concreto per regolarizzare il Leoncavallo", ha aggiunto Pirovano: "Ad oggi siamo lontani dalla soluzione. Ma l'obiettivo deve essere arrivarci entro fine mandato". La precedente giunta di Giuliano Pisapia aveva ideato uno scambio di aree tra il Comune e il gruppo Cabassi per acquisire l'ex cartiera di via Watteau occupata dagli anni '90 dal Leoncavallo, che prima era al Casoretto, ma incontrando l'opposizione scontata del centrodestra e anche quella dell'estrema sinistra di Basilio Rizzo, che non voleva un precedente del genere e considerava un regalo ai Cabassi lo scambio di aree.

Trattativa per scambio volumetrie

Nel 2018 si è parlato di una trattativa in corso tra la giunta e i Cabassi per uno scambio non più di aree ma di volumetrie, nel senso di trasferire i diritti di costruzione di via Watteau in altre aree del gruppo immobiliare. La famiglia Cabassi ha fatto sapere di accettare una soluzione del genere a patto di arrivarci rapidamente. A ottobre è diventato un caso politico l'appello del consigliere comunale della Lista Sala Enrico Marcora, centrista ma di maggioranza, al ministro dell'Interno Matteo Salvini (Lega), a cui ha chiesto di aiutare a sgomberare il Leoncavallo.

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