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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Politica

Penati al Pd: "Non userò la prescrizione, accuse sono infondate"

Lunga lettera di Filippo Penati al Pd. L'ex sindaco di Sesto cerca di smontare le accuse e rivolge anche un appello al suo partito: "Non voglio pressioni, si difenda la presunzione d'innocenza"

Alla vigilia di una delicatissima riunione della direzione milanese del Pd, tenutasi ieri sera, Filippo Penati (in attesa della riunione di garanzia del partito prevista per il 5 settembre) ha scritto una lunga lettera per spiegare la sua posizione giudiziaria e rispetto al partito.

L'ex sindaco di Sesto ha ribadito di essere completamente estraeno ai fatti contestati: "Non ho tesori nascosti, non ho preso denaro da imprenditori, non ho mai fatto da tramite dei finanziamenti illegali ai partiti a cui sono stato iscritto", ha scritto. Ha poi espresso come suo unico obiettivo quello di "ristabilire la verità dei fatti, la mia onorabilità e ridare serenità alla mia famiglia".

Infine ha sottolineato di "non essere il tipo che s'accontenta di scorciatoie o espedienti. Se tutto non verrà chiarito, non sarò certo io a nascondermi dietro la prescrizione", ha concluso, ricordando che nel 1999 fu indagato per abuso in atti d'ufficio per le bonifiche di altre parti dell'ex Falck: chiese il rito abbreviato che terminò con l'assoluzione, "senza cercare - ha scritto Penati - espedienti personali né benefici di leggi ad personam".

Nella missiva Penati ha anche chiesto di non subire "pressioni politiche o non politiche di alcun genere", forse riferendosi ai toni molto accesi di alcuni esponenti del suo stesso partito.

In altri passaggi, l'ex capo della segreteria politica di Bersani ha ricordato il suo curriculum di amministratore pubblico e ha sottolineato quelle che a suo avviso sono le incongruenze dell'inchiesta. "Quando Pasini - ha scritto Penati - acquistò le aree Falk nel 2000, si trovò il piano regolatore operativo da tempo", come a dire, forse, che non sarebbe stato possibile pagare per modificarlo.

Penati, nella lettera, ha messo in dubbio l'ipotesi per cui la tangente di Pasini, del 2001, sarebbe servita a restituire 2 miliardi anticipati da Di Caterina nel 1997: "C'è da chiedersi - ha commentato Penati - come avrebbe fatto Di Caterina a sapere, molti anni prima, che Pasini avrebbe comprato le aree Falck con un'operazione così grande da poter sostenere tali esborsi".

E infine ne ha anche per Pasini: "Se sono passati 10 anni è perché il mio accusatore ha aspettato tutto questo tempo prima di dichiararsi vittima di concussione. Nel frattempo non solo, da imprenditore, ha continuato a fare affari, ma ha trovato anche il tempo di candidarsi a sindaco di Sesto per Forza Italia, An e Lega senza sentire il dovere di dire una sola parola circa le accuse che solo oggi mi rivolge".

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