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Sabato, 27 Novembre 2021
Politica

Nicoli Cristiani "nababbo": 340mila euro di liquidazione

L'ex vicepresidente del consiglio regionale, arrestato per tangenti, "rischia" di ottenere una buonauscita da record. Ma la Regione chiama gli avvocati per congelarla

Fa discutere in queste ore la superliquidazione che potrebbe ricevere Franco Nicoli Cristiani, vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia, arrestato il 30 novembre scorso per presunte tangenti in merito a un traffico di rifiuti. E ora l'esponente del Pdl, attualmente in arresto, potrebbe ottenere una liquidazione da 340mila euro: dopo 16 anni e 4 legislature con diversi incarichi, Nicoli Cristiani riceverebbe, oltre a una ricchissima buonauscita, anche 5mila euro al mese: soldi, questi, già messi a bilancio per Tfr e vitalizio dell'uomo, ma che la Regione non ha nessuna intenzione di pagare.

Queste ipotesi hanno scatenato un putiferio in consiglio regionale, dove ora gli avvocati studiano un modo per congelare la liquidazione di Nicoli Cristiani, in attesa che venga giudicato. Ma nell'opporsi al "premio" per l'ex braccio destro di Formigoni sembrano tutti d'accordo. Non solo il presidente dell'aula, il leghista Davide Boni, che aveva affermato che "se la giunta decidesse di costituirsi parte civile al processo, la liquidazione potrebbe essere sospesa", ma anche gli esponenti dell'opposizione.

Pippo Civati, consigliere del Pd, si è espresso duramente: "Il blocco delle somme spettanti all'ex consigliere in funzione di autotutela è necessario anche per garantirsi rispetto a eventuali contestazioni alla Regione stessa". E ancor più dura è stato l'intervento di Gabriele Sola dell'Italia dei Valori: "È paradossale che la Regione non trovi adeguate risorse per le persone non autosufficienti o per il trasporto pubblico ma debba dare 340 mila euro all'ex vice presidente Nicoli Cristiani".

L'arresto di Nicoli Cristiani e l'operazione dei carabinieri



Sola ne fa anche una questione di immagine per la Regione: "Evitiamo l'ennesima umiliazione dei cittadini e delle istituzioni". Il rischio però non è ancora scongiurato: si attende che il pm inoltri la richiesta di rinvio a giudizio. E intanto Nicoli Cristiani spera.

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