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Verso il corteo

25 aprile, fallisce la mediazione: a rischio la partecipazione di ucraini e dissidenti russi

Resta lo slogan "cessate il fuoco ovunque", senza l'aggiunta di "democrazia" proposta dalla Brigata ebraica

Non ci sarà la parola "democrazia" nello striscione con cui verrà aperto il corteo del 25 aprile 2024 a Milano. È fallita, alla riunione del comitato promotore, la mediazione proposta da Davide Romano, rappresentante del Museo della Brigata ebraica, su cui pure era stato trovato un consenso allargato, almeno in apparenza. Lo striscione reciterà quindi "Viva la Repubblica antifascista, cessate il fuoco ovunque". Romano aveva proposto che la seconda parte recitasse "cessate il fuoco e democrazia ovunque". Ma l'aggiunta non è stata accolta.

Sarà dunque a rischio la partecipazione non tanto della Brigata ebraica, che in realtà dovrebbe comunque essere presente al corteo affiancata come sempre dai partiti liberali e radicali (Azione, +Europa, Radicali Italiani), quanto della comunità ucraina, dei russi liberi e degli iraniani dissidenti. Gruppi che da anni marciano insieme alla Brigata ebraica e che, quest'anno, non hanno evidentemente gradito lo slogan "cessate il fuoco ovunque", proposto dal neo segretario provinciale dell'Anpi Primo Minelli, eletto dopo le dimissioni di Roberto Cenati in polemica con l'uso del termine "genocidio" per definire la guerra a Gaza.

Il richiamo alla democrazia nello slogan di apertura del corteo sarebbe stato respinto perché vi è già un richiamo simile nel documento programmatico della manifestazione, anche se, secondo chi lo ha letto, in quel punto si parlerebbe soltanto di democrazia in Italia. In precedenza, le rappresentanti della comunità ucraina avevano affermato che "il semplice 'Cessate il fuoco' sarebbe come chiedere ai partigiani e agli Alleati di fermare la guerra nel 1944. Non è accettabile, anche noi ucraini abbiamo diritto di vivere senza l'occupazione straniera, così come desideriamo il ritorno alla democrazia nei territori ucraini occupati dai russi".

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