Repressione a Hong Kong, Radicali davanti al consolato: «L'Italia non si volti dall'altra parte»

La manifestazione a Milano il 4 giugno 2020, anniversario della repressione di Tienanmen del 1989. «La Cina cancella ancora lo stato di diritto»

Il 4 giugno 1989, trentuno anni fa, si concludevano le proteste di piazza Tienanmen a Pechino, Cina. Ebbero un esito drammatico, con studenti, intellettuali e cittadini massacrati dal Governo cinese. Oggi a Hong Kong, ex colonia britannica divenuta a tutti gli effetti cinese nel 1997, il regime interviene con leggi repressive di "sicurezza nazionale" in aperto contrasto con la formula "una Cina, due sistemi" grazie a cui Hong Kong avrebbe potuto essere amministrata secondo i principi democratici ereditati dal Regno Unito per 50 anni.

A Hong Kong, dal 2019, sono scattate forti proteste popolari contro l'amministrazione cinese, che ha risposto con azioni repressive e arresti indiscriminati. Anche lo stesso 4 giugno, durante una commemorazione di piazza Tienanmen a Hong Kong, si sono verificati arresti. «Girarsi dall'altra parte non è più possibile», commenta l'Associazione Radicale Enzo Tortora, che ha organizzato per giovedì 4 una manifestazione davanti al consolato cinese a Milano in via Benaco. 

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«L'Italia e l'Europa stanno osservando immobili e impotenti la distruzione dello stato di diritto ad Hong Kong perché impauriti dalla potenza economica cinese, che intanto sta facendo i primi passi per diventare anche egemonia culturale. L’intervento della Cina su Hong Kong oggi non è tanto armato, ma soprattutto "normato", con una legge repressiva sulla sicurezza nazionale che permetterà alla polizia di incarcerare chiunque cerchi la di manifestare e democraticamente esprimere il proprio dissenso verso il Governo; una legge che uccide uno dei diritti fondamentali nato proprio qui in Occidente dopo anni di lotte; una legge che distrugge la formula "Un Paese, due sistemi" e di conseguenza la libertà ad Hong Kong».

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