Massacro di curdi ad Afrin: manifestazione davanti al consolato della Turchia a Milano

Decine di migliaia di civili uccisi e 150 mila in fuga dalla città curdo-siriana attaccata dalle truppe di Erdogan

Un momento del presidio

Manifestazione davanti al consolato della Turchia a Milano, in via Canova (zona Arco della Pace), per protestare contro l'operazione militare turca nella città curdo-siriana di Afrin, iniziata il 20 gennaio e conclusasi a marzo. Davanti alla sede diplomatica si sono dati appuntamento diversi cittadini turchi residenti a Milano, l'associazione radicale Enzo Tortora e militanti della lista +Europa.

La conquista di Afrin si è risolta in un massacro incredibile di civili ed in un esodo di almeno 150 mila persone, se non di più. Il presidente turco Erdogan ha già annunciato di non volersi fermare nella sua personale battaglia contro la popolazione curda e intenderebbe attaccare anche avamposti come Kobane, Manbij e altri ancora. 

Il paradosso è che i curdi assaltati, massacrati o costretti a fuggire da Afrin sono gli stessi curdi che finora hanno combattuto l'Isis, il califfato a parole nemico di tutti gli attori. Ma solo a parole, probabilmente. 

"Il popolo curdo - scrive l'associazione Enzo Tortora in una nota - ormai da tempo si è guadagnato il diritto ad autodeterminare il proprio futuro. Il contributo miltare delle milizie curde alla sconfitta dell'Isis è stato determinante. L'invasione del Kurdistan siriano da parte del satrapo Erdogan è mossa solo dalla volontà di distruggere ogni possibilità di nascita anche solo di una regione autonoma governata dai curdi". 

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"Condannniamo questa criminale invasione - si legge ancora - chiedendo alla Turchia l'immediato ritiro delle sue truppe e che allo stesso tempo l'Unione Europea, gli USA e la Nato si facciano promotori presso le Nazioni Unite di un'iniziativa di condanna dell'invasione perpetrata dai turchi sospendendo, se necessario, i grandi progetti cofinanziati in corso. Al contempo, l'Unione Europea dovrebbe promuovere lo stato di diritto, a partire da quanto contenuto nel trattato con la Turchia sui capitoli relativi alla giustizia e l’informazione".

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