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Foto di Diaspora russa a Milano

Foto di Diaspora russa a Milano

Arresto di Navalny, manifestazione a Milano per la liberazione del dissidente russo

Come in molte altre città, la comunità russa ha organizzato un presidio anche nel capoluogo lombardo. Intanto fa il giro del mondo la video-inchiesta di Navalny sulla "reggia" di Putin sul Mar Nero

Più di cento persone hanno partecipato, sabato mattina, ad un presidio a Milano, in via Mercanti, per chiedere la scarcerazione del dissidente russo Aleksej Navalny, oppositore di Putin arrestato a Mosca il 17 gennaio subito dopo essere atterrato dalla Germania, dove era stato sottoposto a lunghe cure per un avvelenamento per il quale sono fortemente sospettati agenti del Fsb, i servizi segreti russi, stando alle investigazioni di Bellingcat e The Insider. Navalny è stato giudicato in fretta e furia da un giudice che gli ha comminato trenta giorni di reclusione, senza l'assistenza di un avvocato. Tra i presenti al presidio di Milano, in solidarietà, anche diversi cittadini bielorussi che, dal mese di agosto del 2020, lottano contro una repressione senza precedenti nel loro Paese in seguito alle contestate elezioni presidenziali, viziate da evidenti brogli. 

In Russia, sabato 23 gennaio, si sono tenute manifestazioni analoghe in circa sessanta città, con numerosi arresti e attività di repressione da parte della polizia. «La comunità russa in Italia si uniisce al popolo russo nel promuovere questa manifestazione pacifica per le libertà civili e contro la corruzione e l'ingiustizia», si legge nel volantino diffuso dagli organizzatori. In Italia si sono svolti presiidi anche a Roma e Firenze.

«La comunità russa in Italia - si legge ancora - apprezza i valori della libertà e della democrazia, che sono una pietra miliare della società europea; esorta il proprio governo a rispettare i diritti dei propri cittadini e chiede supporto all'Unione Europea e al governo italiano in questa lotta per la democrazia e la libertà: i russi chiedono che Aleksej Navalny sia immediatamente liberato».

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La notorietà di Navalny era sorta per la sua attività divulgativa contro la corruzione degli oligarchi e dei leader russi. Ben presto il regime di Putin ha cercato di metterlo a tacere con numerosi arresti, ma anche impedendo varie volte a lui e ai suoi collaboratori di partecipare alle elezioni politiche e amministrative. Ad oggi Navalny è colui che, in Russia, riesce a mobilitare maggiormente chi, nella popolazione, si oppone alla leadership di Putin.

La "parola del giorno" di Beppe Sala: sanzioni alla Russia per Navalny

Il video di Navalny: la residenza miliardaria di Putin

Subito dopo l'arresto di Navalny, la sua fondazione ha diffuso online una video-inchiesta (che viaggia verso cento milioni di visualizzazioni) in cui Putin è accusato di avere costruito un palazzo privato da 17 mila metri quadrati, per una spesa di almeno un miliardo e 100 mila euro, a Gelendzhik, sulla costa del Mar Nero. Un palazzo già noto, tanto che su Google Maps è indicato come "Putin's Residence". Dall'inchiesta si evince che la residenza sia stata finanziata, almeno in parte, con fondi illeciti. Navalny sapeva che sarebbe stato arrestato non appena tornato in Russia e, insieme ai collaboratori, ha deciso che l'inchiesta venisse pubblicata subito dopo, per avere un impatto anche mediatico. «Non voglio che Putin creda che ho paura di lui, e che avrei parlato dei suoi segreti mentre mi trovavo all'estero».

L'inchiesta di Navalny è ricca di dettagli sulla struttura, con tanto di piantina e di foto degli spazi interni; viene detto che il terreno sarebbe di proprietà dei servizi segreti, che hanno vietato la pesca nella zona marina adiacente e istituito una "no fly zone" sullo spazio aereo sovrastante. Tra vigneti con musica classica diffusa 24 ore su 24, un tunnel di collegamento diretto al mare attraverso l'alta scogliera, un casinò, un locale per lap dance, una chiesa, una camera da letto da 260 metri quadrati, sembra davvero una residenza "principesca".

Arredi made in Italy e architetto bresciano

Particolarmente preziosi gli arredi, molti dei quali made in Italy: divani da 20 mila euro, ma si arriva addirittura a un porta carta igienica da oltre mille euro. Tra i principali fornitori italiani della magione di Putin, l'azienda brianzola AB Italia con sede a Cantù (Como), che nel suo sito web aveva pubblicato anche fotografie dell'interno del palazzo. Bellotti di Cabiate (Como) ha firmato molti dei divani, così come Citterio a cui si deve anche un lussuoso tavolo da roulotte da quattro milioni di rubli. E passa attraverso Manodopera Srls di Milano (sede in via Turati) l'ordine degli arredi del bagno: il porta carta igienica da mille euro e lo scopino per wc da 700 euro. Sarebbe italiano anche l'architetto che ha "firmato" la residenza: è il bresciano Lanfranco Cirillo, a cui Putin ha concesso la cittadinanza onoraria russa nel 2014.

La carriera di Putin e la corruzione

La video-inchiesta punta anche a ricostruire i passaggi dell'ascesa al potere di Putin, da funzionario del Kgb a presidente della Russia, passando per un incarico amministrativo nella sua città, San Pietroburgo, negli anni '90, all'ombra del sindaco. In quel momento lo "zar" avrebbe iniziato a costruire la sua fortuna economica, sfruttando le esportazioni di materie prime da San Pietroburgo alla Germania, con un sospetto giro di tangenti, e poi "piazzando" alcuni suoi amici a capo di aziende che detenevano i monopoli locali o nazionali di gas, petrolio, mass-media: il sistema economico oligarchico su cui ancora oggi si regge la Russia post-sovietica.

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