rotate-mobile
Domenica, 28 Novembre 2021
Politica

Tettamanzi, l'appello per una moschea subito La Lega: “Non è una priorità”

Sembra cadere di nuovo nel vuoto l'appello del cardinale Tettamanzi sulla costruzione di una moschea a Milano. Risponde De Corato: "Rispetto le idee del cardinale Tettamanzi, ma la moschea per noi non è una priorità"

Il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, ha lanciato l'appello: moschea subito per i meneghini di fede islamica. Ma la sua richiesta sembra cadere nel vuoto, per il secondo anno consecutivo. Alla fine di agosto 2009, Erminio de Scalzi, vice del cardinale Tettamanzi, aveva incarnato la posizione della Curia milanese sul caso-moschea: "Avere un luogo di preghiera è un diritto che la nostra Costituzione riconosce a tutte le religioni". Ma già l'anno scorso la Lega si era messa in guardia, con lo stesso leader Umberto Bossi ad esprimersi con uno "spero di no".

Oggi il copione si ripete: la moschea a Milano non sembra una priorità per l'ala leghista, vicesindaco Riccardo De Corato in testa. "Rispetto le idee del cardinale Dionigi Tettamanzi, ognuno del resto ha le proprie" ha fatto sapere De Corato, ma "è surreale che parli di etica l'attuale portavoce di viale Jenner Abdel Shaari, un signore che è stato pappa e ciccia fino a ieri con l'imam Abu Imad, condannato in ben 3 gradi di giudizio per associazione a delinquere aggravata alla finalità del terrorismo".

Le scorse settimane, in occasione del Ramadan - il mese sacro islamico - la comunità musulmana di Milano aveva chiesto alle istituzioni un luogo di preghiera meno "precario". Ma l'impellenza nella costruzione di una nuova moschea - ha continuato De Corato - è "perlomeno smentita dai numeri".

Poi il Carroccio si attacca alla sicurezza, che deve essere tutelata sopra ogni cosa: "Serve chiarezza sui controlli da parte delle forze dell'ordine, sui sermoni che devono essere in italiano. Dobbiamo sapere cosa si dice nella moschea, che non può essere luogo di reclutamento del fondamentalismo. E il sindaco Moratti aveva a tal proposito chiesto una legge nazionale. Che era stata promessa e annunciata mesi orsono dal ministro Maroni il quale aveva accennato a una serie di regole allo studio, dai sermoni in italiani al registro degli imam". Lo stesso cardinale Tettamanzi, però, nella sua richiesta non aveva tralasciato l'aspetto: "I musulmani hanno diritto a praticare la loro fede nel ris etto della legalità". Ma il presule aveva aggiunto che spesso "la politica rischia di strumentalizzare il tema della moschea e finisce per rimandare la soluzione del problema, aumentando il livello di scontro".

Intanto che si discute, il Ramadan finirà venerdì prossimo, come solito, sotto il tendone del teatro "Ciak". Come l'anno passato, come da copione. Oggi, è stato annunciato un momento conviviale e interreligioso tra cattolici, musulmani e esponenti di cultura ebraica. E sempre questa mattina, sul tema, si è espresso anche Maurizio Lupi. Il vicepresidente della Camera, in una intervista a Repubblica, ha detto: "Non è il momento di fare una battaglia ideologica" ma di "costruire nuovi luoghi di culto in modo pragmatico".

Davide Boni, Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, ha detto che prima di avviare un ragionamento sulla realizzazione di una moschea a Milano serve "una grande trasparenza da parte di chi la chiede", in questo caso della comunità islamica della città. Secondo il presidente del Consiglio lombardo, infatti, "qui non è un problema vietare la religione, ma avere la garanzia di chi è sul territorio che abbia la responsabilità, perché con la moschea inseriamo qualcosa di nuovo in un territorio con una cultura completamente diversa".

"Se lo Stato italiano non ha ancora trovato interlocutori affidabili tra gli islamici per la destinazione dell'otto per mille, alla luce delle aperture a induisti, ortodossi, buddisti, non capisco perché Milano dovrebbe cedere alla pressione di una comunità, quella di viale Jenner, che si è improvvisata come referente pur non avendo i necessari requisiti. Perche si è dimostrata negli anni la più collusa con il fondamentalismo della jihad. La questione moschea, al di là delle facilonerie e degli slogan, non è legata alla libertà di culto né a una mera opzione urbanistica. Ma investe direttamente la sicurezza di Milano e dello Stato italiano. Sul punto abbiamo idee chiare. Ma se vogliamo essere garantisti fino in fondo lasciamo allora la parola ai milanesi che si esprimano con un referendum". Lo ha dichiarato in una nota il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Tettamanzi, l'appello per una moschea subito La Lega: “Non è una priorità”

MilanoToday è in caricamento