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Minetti, al Pirellone vietano fotocamere e telecamere

Nuove regole "estive" dell'ufficio di presidenza: vietato portare fotocamere e telecamere nella buvette. Per "difendere" la Minetti dai presunti "assalti"

La Minetti resta, i fotografi devono "lasciare". Questo è il risultato della querelle estiva sulle dimissioni della consigliera regionale, nonché sotto processo a Milano per presunto favoreggiamento della prostituzione minorile per i fatti di Arcore.

Come si ricorderà, la bella Nicole, che nel frattempo è fresca neo fidanzata di Fabrizio Corona, era stata a un certo punto invitata a dimettersi da (quasi) tutto il vertice del suo partito. Non solo il coordinatore lombardo Mantovani, ma perfino quello nazionale Alfano avevano fatto capire a chiare lettere che sarebbe stato meglio per la Minetti presentare una lettera di dimissioni dal Pirellone. Lei all'inizio non aveva reagito. Poi ha preso l'estate per pensarci e, qualche giorno fa, ha dichiarato di non volersi dimettere.

Nel frattempo l'"assalto" dei giornalisti e soprattutto dei fotografi, che per la verità avevano avuto occhi quasi solo per lei fin dal primo giorno al Pirellone, era diventato più che insistente. Ci aveva "rimesso" anche un consigliere della Lega, che passava per caso nella buvette e finì all'ospedale "travolto" dalla rincorsa. Tanto che Formigoni chiese ai fotografi e ai giornalisti di essere "più sobri".

Alla ripresa delle attività, giovedì mattina, la Minetti si è dunque ripresentata al lavoro. Non così hanno potuto fare i fotografi. Infatti le nuove regole dell'ufficio di presidenza prevedono che non si possa accedere alla buvette con macchine fotografiche e videocamere. Ora, che fotoreporter e cameramen trovino un particolare interesse a frequentare la buvette del consiglio regionale lombardo dal 2010, e che quel particolare interesse abbia un nome e cognome, è palese. Che questo sia diventato un problema, francamente, ci sfugge. Chi fa politica di solito non disdegna affatto né le telecamere né le macchine fotografiche né i taccuini o i registratori.

Per fortuna c'è chi ha cercato di opporsi a queste restrizioni d'accesso. E' l'Italia dei Valori, il cui capogruppo Stefano Zamponi spiega che "deve essere consentito il libero accesso a tutto gli spazi del Pirellone ai lavoratori dell'informazione. Non è nascondendo la polvere sotto i tappeti che si può pensare di fare pulizia".

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