Martedì, 26 Ottobre 2021
Politica

Micro-aree per i rom invece dei maxi campi (e delle case occupate): la proposta

Le parole di Dijana Pavlovic, candidata indipendente del Pd: "Rom e sinti hanno modi di vivere diversi, le micro-aree rispondono meglio alle loro esigenze rispetto ai campi"

Un modello alternativo dell'abitare per rom e sinti che prenda in considerazione le micro-aree, superando i campi e aderendo maggiormente alla necessità e ai desideri di queste persone. E, alla base, un'idea diversa di azione amministrativa, che ponga al centro il riconoscimento delle culture e istanze di ogni categoria di cittadini, senza mai disgiungere i diritti civili, sociali ed economici: la "città costituzionale", ovvero un'amministrazione locale che agisca nel pieno rispetto dell'articolo 3 della Costituzione, quello sulla totale eguaglianza (e parità di diritti e dignità) dei cittadini senza alcuna distinzione. 

L'idea è stata presentata da due candidati nelle liste del Partito democratico alle amministrative del 3 e 4 ottobre: Mattia Santori (fondatore di 6000 Sardine, candidato a Bologna) e Dijana Pavlovic (portavoce Kethane Rom e Sinti, candidata indipendente del Pd a Milano). "Le parole dell'articolo 3 sono ad oggi disattese per le minoranze non riconosciute, come la comunità rom e sinta, che oltre a subire pregiudizi non vedono riconosciuto il diritto all'abitare nelle forme e modalità che appartengono alla loro storia e cultura", ha affermato Santori introducendo il discorso in una conferenza stampa online congiunta.

"Minoranza che ha modi di vivere diversi da quelli che consideriamo standard"

"Esiste una questione abitativa che, per i rom e sinti, è particolare. Parliamo di una minoranza che ha modi di vivere e di abitare diversi da quelli che noi consideriamo standard", ha proseguito Santori, "tanto che è stata stipulata una 'strategia nazionale di inclusione' dal 2012 al 2020, poi prolungata, che prevede quattro assi: occupazione, istruzione, alloggio e assistenza sociale. Ma al momento esistono 192 insediamenti mai variati e alcuni, quelli che chiamiamo campi, sono diventati storici, una situazione che da emergenziale è diventata permanente".

A Milano vivono circa duemila rom, di cui quasi la metà bambini: "Numericamente non può essere considerato un 'problema', un qualcosa che non si riesce ad affrontare", ha commentato Pavlovic: "Alcuni vivono nei campi, una gran parte nelle case popolari occupate dove si genera una complessità, tra edifici che cadono a pezzi e ventimila persone in lista d'attesa per l'alloggio. Una lista a cui i rom non accedono perché non hanno la residenza. A Milano bisogna riqualificare o in alcuni casi abbattere e ricostruire, ma anche pensare a come riqualificare tutta la periferia, a come creare servizi in periferia per tutti i cittadini, a facilitare l'ingresso nel mondo lavorartivo".

Le micro-aree: che cosa sono

La strategia alternativa delle micro-aree risponderebbe a una specifica richiesta dei rom e sinti: vivere in case mobili a contatto con il proprio nucleo familiare allargato. Una situazione ben diversa da quella di grandi campi con centinaia di persone sconosciute. Una cosa che, secondo quanto ha spiegato Santori, in Emilia Romagna è già possibile grazie a una legge regionale che ha recepito le indicazioni della 'strategia nazionale' di cui si accennava, in Lombardia ancora no, ma nulla vieta all'amministrazione di procedere ugualmente.

"Una micro-area è un terreno attrezzato in cui la famiglia o diverse famiglie mettono le case mobili (che possono essere anche di 'edilizia pubblica') e si attaccano ai servizi. Un abitare che è scelto, non subìto. La forzatura è obbligare una cultura che vive in case mobili dentro edifici classici, un'altra forzatura è fornire soluzioni emergenziali, come i grandi campi in cui vivono persone che non si cononoscono tra loro, che poi sono diventate situazioni permanenti. La cultura rom e sinta prevede sì di abitare in forma collettiva, ma non con chiunque come nei villaggi, insieme a tante altre famiglie", ha spiegato Santori.

I campi rom a Milano

A Milano, attualmente, esistono quattro campi rom regolari: Chiesa Rossa, Negrotto, Impastato e Bonfadini. Sono insediamenti storici. A questi vanno aggiunti Monte Bisbino (su un terreno privato di loro proprietà) e Vaiano Valle (su un terreno sempre privato, ma non di loro proprietà). "Chiesa Rossa è in ottime condizioni", ha spiegato Pavlovic, "con pochi interventi si può rendere parte integrante dell'intera zona. In via Negrotto si può investire e farlo diventare qualcosa di più bello, ma bisogna investire molto sull'inclusione lavorativa e scolastica. Via Impastato di fatto è già una micro-area, con quaranta persone di un nucleo familiare. Via Bonfadini è in uno stato di degrado ma le persone che ci vivono (rom abruzzesi) hanno già fatto domande per le case popolari, avendo la residenza, e occorre lavorare per superare il campo".

"Vaiano Valle è sotto sgombero, è già arrivata l'ordinanza di abbattimento delle opere abusive", ha proseguito Pavlovic: "Infine, Monte Bisbino è una storia a parte, essendo un'area di proprietà degli stessi rom. Una storia che però prima o poi bisognerà affrontare".

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