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Marco Formentini (foto Carlo Ferraro/Ansa)

Marco Formentini (foto Carlo Ferraro/Ansa)

Morto Marco Formentini, ex sindaco leghista di Milano

Il "borgomastro", come venne chiamato, guidò la città con un monocolore del Carroccio dal 1993 al 1997. Aveva 90 anni

E' morto a 90 anni Marco Formentini, sindaco di Milano dal 1993 al 1997 con un monocolore della Lega Nord, eletto durante lo scandalo di Tangentopoli che aveva spazzato via la politica della cosiddetta Prima Repubblica. Era la prima volta che, con la nuova legge elettorale, il primo cittadino veniva scelto direttamente dagli elettori sulla scheda.

Nato a La Spezia nel 1930, partecipò alla Resistenza come vedetta partigiana nella sua città, a 14 anni. Di idee socialiste, divenne libero professionista nel settore finanziario dopo una carriera da funzionario europeo. Aderì alla Lega Nord all'inizio degli anni '90, diventando deputato nel 1992. 

Nel 1993 la travolgente vittoria della Lega Nord e di Formentini alle elezioni comunali milanesi del dopo Tangentopoli. La Lega divenne primo partito in città con oltre il 40% dei voti. Formentini sconfisse al secondo turno il candidato di centrosinistra Nando Dalla Chiesa e governò Milano con un monocolore della Lega, forte di 36 consiglieri comunali (tra cui il giovanissimo Matteo Salvini) grazie al premio di maggioranza. 

Non fu invece completamente leghista la giunta. Tra gli assessori, l'economista Marco Vitale (bilancio), lo storico dell'arte e gallerista Philippe Daverio, recentemente scomparso (cultura), l'ambientalista Walter Ganapini (ambiente) e, sul finire del mandato, Luigi Santambrogio (trasporti), non provenivano dal Carroccio.

Gli scontri del Leoncavallo

Durante il suo mandato, si verificarono gli scontri in strada tra i militanti del centro sociale Leoncavallo e le forze dell'ordine in seguito allo sgombero della sede storica al Casoretto. Formentini, da sindaco, scelse le metrotranvie al posto delle metropolitane sotterranee per lo sviluppo dei trasporti cittadini, anche se portò a termine la realizzazione della M3, e decise di non trasferire la Fiera fuori città (cosa che si sarebbe poi verificata successivamente), costruendo invece i nuovi padiglioni al Portello.

Nel 1994 Formentini venne eletto anche al Parlamento Europeo, ma alla fine di quell'anno si "ruppe" la neonata coalizione con Forza Italia e Alleanza Nazionale, provocando defezioni sul fronte leghista anche a Palazzo Marino. La maggioranza leghista comunque resse fino al 1997, quando Formentini si ripresentò ancora una volta candidato dalla sola Lega, arrivando però terzo: venne eletto Gabriele Albertini.

Successivamente l'ex primo cittadino abbandonò la Lega per aderire alla Margherita di Francesco Rutelli. Formentini era stato sposato con Augusta Gariboldi, soprannominata "first sciura" ai tempi del mandato di sindaco del marito, a sua volta soprannominato "borgomastro". Lascia tre figli e la seconda moglie Daniela Gallone.

Morte Formentini: il messaggio di Sala

«Marco Formentini è stato un uomo politico di cui Milano può essere orgogliosa», ha scritto il sindaco di Milano Beppe Sala su Facebook: «Partigiano, cuore socialista, segretario della giunta della Regione Lombardia di Piero Bassetti, aderisce alla Lega in un percorso di continua ricerca di nuove soluzioni politiche per il nostro Paese. Nel 1993 diventa il primo sindaco di Milano eletto direttamente dai cittadini milanesi. La sua giunta sperimentò una scelta di figure per lo più indipendenti dallo schieramento dei partiti. Ebbe una navigazione non semplice, chiese e ottenne l’appoggio della sinistra per concludere il suo mandato. Da parlamentare europeo, aderì alla Margherita (in Europa "I Democratici"), portando la sua esperienza e la sua visione anche nell’alveo del centro sinistra. Lasciò in eredità la pedonalizzazione dal Duomo a San Babila, la linea 3 della metropolitana e il primo progetto della linea 4. Ma soprattutto, dopo uno dei momenti più critici della storia di Milano del dopoguerra, seppe farsi apprezzare per quelle doti umane che un sindaco non deve mai dimenticare di esercitare nei confronti dei suoi cittadini. Grazie, Marco. Non ti dimenticheremo».

Morte Formentini, Salvini: «Buon viaggio Marco»

E ai social network ha affidato il suo cordoglio anche Matteo Salvini, oggi leader della Lega, eletto a Palazzo Marino per la prima volta proprio nel 1993, "al seguito" di Formentini. «Buon viaggio Marco, primo sindaco leghista di Milano, uomo onesto, coraggioso, concreto e generoso. Proteggi la nostra Milano e la nostra Italia da Lassù», ha scritto Salvini.

«Addio Marco», lo ha ricordato il presidente della giunta lombarda Attilio Fontana, leghista della prima ora: «Ci lascia il primo sindaco leghista di Milano. Eletto direttamente dai milanesi! A lui possiamo attribuire l'impulso, fatto di scelte concrete, che ha prodotto la 'rinascita' di Milano. Una persona perbene, molto competente e affabile. L'ho conosciuto personalmente e ne ho potuto apprezzare i suoi modi genuini ma, allo stesso tempo, risoluti. Non dimenticherò mai il suo sorriso rassicurante». Il suo predecessore Roberto Maroni, anche lui della Lega, ha postato una foto su Facebook che ritrae Formentini con alle spalle il Duomo di Milano e la scritta: «Momenti magici! Grazie Marco!».

«Piango la scomparsa dell’amico Marco Formentini. Una persona che conoscevo e apprezzavo da più di trent’anni: è stato il mio primo capogruppo alla Camera dei Deputati, per un anno, prima di diventare il sindaco di Milano, ma è stato anche un amico. Mi era spiaciuto molto quando aveva scelto di lasciare la Lega per passare con la Margherita ma per me resterà sempre uno di quelli, insieme a Umberto Bossi, che mi ha insegnato a fare politica e a viverla con impegno e passione», ha affermato il vice presidente del Senato Roberto Calderoli.

Morte Formentini, Cenati (Anpi): «Inaugurò il Campo della Gloria»

«Scompare un protagonista della storia di Milano. Socialista e partigiano, come primo sindaco eletto direttamente dai cittadini, durante una fase travagliata e difficile per tutto il Paese, è stato promotore di alcune delle rivoluzioni più importanti lasciate in eredità alla città, su tutte la linea 3 della metropolitana e il primo progetto della M4. Con Marco Formentini se ne va un uomo sensibile e intellettualmente onesto, un amministratore capace che ha saputo guidare Milano con generosità e visione, che vogliamo ringraziare per aver portato anche nel centrosinistra». Questo il ricordo di Silvia Roggiani, segretaria metropolitana del Partito Democratico, che ricorda anche il passaggio di Formentini alla Margherita.

Il presidente provinciale dell'Anpi, Roberto Cenati, ricorda l'impegno di Formentini, giovanissimo, nella Resistenza e cita su Facebook una testimonanza autobiografica dell'ex sindaco: «Nel 1944 avevo 14 anni, ero un ragazzino, ma erano sufficienti per essere partigiani. Io lo fui, nome di battaglia "Boy". Fu un’esperienza entusiasmante: avvisavo il comando del mio distaccamento, la Brigata Garibaldi "Borrini", Divisione Montorsaro, nome dei monti dell’Appennino tosco-emiliano, dei movimenti del nemico. Il distaccamento partigiano si insediò quasi subito, a 3-4 km dal paese ed io me li facevo di corsa. Una volta, mentre portavo questi messaggi, vidi spuntare una colonna di SS e scappai correndo lungo un pendio mentre mi sparavano dietro. Ricordo che dopo qualche giorno di libertà nel mio paesello arrivarono dei giovani col fazzoletto del CLN e fu una grandissima emozione. Dopo la Liberazione tornai a scuola ma con il certificato Alexander. Da allora lo spirito partigiano mi è sempre rimasto dentro».

Cenati ricorda poi che, il 24 aprile 1997, grazie a Formentini venne inaugurato al Cimitero Maggiore il Campo della Gloria, in cui sono raccolti e incisi, insieme ai loro resti, i nomi dei quattromila milanesi caduti nella lotta di Liberazione. Inaugurandolo, scrive Cenati, «Formentini sottolineò cosa ancor oggi rappresenta per i nostri concittadini questo Campo, eretto a memoria di coloro che per la riconquista della Libertà sacrificarono la vita, ed è oggi simbolo della lotta e del valore partigiano, del sacrificio dei deportati e degli internati, dell'eroismo dei combattenti per l'indipendenza e la dignità della Patria Italiana».

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