Moschee, è guerra in Comune e in Regione

A Palazzo Marino si discute del "Piano per le attrezzature religiose" mentre al Pirellone ordine del giorno per impedire ai Comuni di 'sanare' luoghi di culto esistenti

Islamici in preghiera (Repertorio)

Si infiamma la questione delle Moschee a Milano e in Lombardia. Nel consiglio comunale del capoluogo, il 19 dicembre, si è discusso del Piano per le attrezzature religiose, uno strumento urbanistico previsto dalla contestata legge regionale lombarda del 2015 che prevede una serie di rigidi paletti per realizzare un luogo di culto, ad esempio - ma non solo - islamico. Della legge si era occupata anche la Corte Costituzionale, che aveva ravvisato alcuni elementi di incostituzionalità laddove il legislatore lombardo aveva previsto un diverso trattamento per il culto islamico rispetto ad altri.

A Milano, la precedente giunta di Giuliano Pisapia aveva messo a bando alcune aree per realizzare Moschee, ma l'approvazione della legge aveva fermato tutto. La nuova giunta di Giuseppe Sala, anch'essa di centrosinistra, ci sta riprovando e proprio per questo ha portato in consiglio comunale il Piano per le attrezzature religiose con tre nuove aree (via Esterle e via Novara per il culto islamico, via Marignano per altri culti) e quattro centri culturali islamici 'da sanare'.

Il centrodestra, che si oppone da sempre alla costruzione di Moschee, ha intrecciato le armi. Un ordine del giorno è stato presentato da consiglieri di Forza Italia e Lega, in Regione, e approvato, per chiedere che il Pirellone verifichi che nessun Comune lombardo pensi a 'sanatorie' di luoghi di culto esistenti. Con la premessa che non manca mai ("siamo per la libertà di culto"), Fabio Altitonante, che ha presentato l'odg, ha ricordato che il Comune di Milano intenderebbe 'sanare' Cascina Gobba, via Maderna, via Gonin e via Quaranta, già luoghi di preghiera di fatto. "Abbiamo messo un nuovo paletto per impedire questa follia", ha spiegato Altitonante.

"Un ordine del giorno strumentale", è la reazione del Partito Democratico, che spiega che "noi rispettiamo le regole anche se non ci piacciono". Mentre Riccardo De Corato, assessore regionale alla sicurezza ed esponente di Fdi, promette ricorsi al Tar contro il Comune di Milano "qualora venisse disattesa o aggirata la legge regionale sui luoghi di culto e la volontà del consiglio regionale o concedendo sanatorie o permettendo la realizzazione di nuove moschee". Anche se in realtà la legge regionale non vieta (e non potrebbe vietare) la realizzazione ex novo, pur con tutti i rigidi paletti che ha posto.

E a Palazzo Marino dà battaglia Silvia Sardone, del gruppo misto (ha lasciato Forza Italia), con 57 emendamenti al Pgt di cui 22 sul Piano delle attrezzature religiose. "Le Moschee non sono certo una priorità", spiega Sardone, "e io penso che Milano non abbia bisogno di luoghi di culto islamici e debbano essere chiusi tutti i sedicenti centri culturali che fungono illegalmente da Moschee". 

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E nel caso in cui si procedesse comunque, Sardone chiede che questi luoghi di culto siano "dotati di telecamere, i testi usati per la preghiera controllati preventivamente, che sia presente un albo degli imam, che siano trasparenti i finanziamenti, che le prediche siano in italiano e che tutto questo avvenga in presenza di una legge nazionale chiara in materia". 

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