Lombardia, da opposizioni arriva la mozione di sfiducia per il governatore Fontana

Il testo sarà discusso alla prima seduta del consiglio regionale in agenda a settembre

Repertorio

I maggiori gruppi di opposizione in Regione Lombardia si compattano e firmano la mozione di sfiducia nei confronti del governatore, Attilio Fontana. Il testo sarà discusso alla prima seduta del consiglio regionale al Pirellone in agenda a settembre. A siglare il documento sono stati 29 consiglieri regionali di Pd, M5S, Lombardi Civici Europeisti e Azione. Non ha firmato la mozione di sfiducia Patrizia Baffi, consigliere di Italia Viva in Lombardia.

Il caso dei camici "non donati"

In una nota i gruppi imputano a Fontana “le allarmanti sottovalutazioni del rischio e l’incapacità amministrativa con la quale è stata gestita l’emergenza coronavirus”, l’adozione da parte del presidente Fontana e della giunta regionale “di atti e provvedimenti del tutto inefficaci a fronteggiare la grave emergenza in atto” e “la mancanza di trasparenza e le bugie in merito alla vicenda della fornitura di camici da parte di un’azienda riconducibile a suoi familiari”.

I 29 consiglieri denunciano “la perdita di credibilità della Regione stessa a causa della rottura del rapporto di fiducia tra il suo presidente e i cittadini”. La mozione di sfiducia se approvata, comporterebbe la caduta della giunta regionale e il ritorno al voto.

La difesa di Fontana in aula

Avrebbe saputo della fornitura di camici da parte della società del cognato e della moglie solo il 12 maggio. Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, si era difeso nell'aula del consiglio regionale dall'accusa (su cui indaga la magistratura) di essere intervenuto per trasformare in donazione la fornitura di camici a Regione Lombardia da parte di Dama. Il governatore è nell'occhio del ciclone (mediatico e giudiziario, perché risulta indagato per frode in pubbliche forniture) per un tentativo di bonifico di 250 mila euro (bloccato per le normative antiriciclaggio) a favore del cognato da un conto svizzero.

VIDEO: le dichiarazioni di Fontana in aula

"Poiché il male è negli occhi di chi guarda, ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento per evitare polemiche e strumentalizzazioni", aveva spiegato Fontana interrotto da un lungo applauso dei suoi assessori e dei consiglieri di centrodestra: "E gli ho chiesto di considerare quel mancato introito come gesto di generosità. Poi ho considerato di alleviare l'onere dell'operazione partecipando personalmente, proprio perché si tratta di mio cognato, con una parziale copertura economica. E quel gesto è diventato sospetto, se non addirittura losco".

Fontana aveva smentito poi che la decisione di donare i camici anziché farseli pagare sia stata dovuta all'interessamento di Report: "Le prime domande della trasmissione si sono palesate l'1 giugno. Quando ho affermato di essere ignaro, intendevo appunto che ho saputo il 12 maggio". Fontana continua: "Sapevo quel che sapevano tutti: che in quel momento era in corso una spasmodica ricerca di dispositivi". E aveva snocciolato le forniture di camici da parte delle altre quatto aziende contattate dal commissario, l'assessore varesino (come Fontana) Raffaele Cattaneo, con la procedura semplificata di emergenza autorizzata dal Governo.

La rinuncia al pagamento da parte di Dama è datato ufficialmente 20 maggio, il tentativo di bonifico è del 19 maggio. Fontana ha utilizzato il conto svizzero acceso presso l'Ubs, acceso nel 2015 con 5,3 milioni di euro provenienti da due trust alle Bahamas della madre dentista, morta a 92 anni proprio quell'anno.

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La società fiduciaria attraverso cui Fontana ha ordinato il bonifico, però, l'ha bloccato per le normative antiriciclaggio: hanno "pesato" l'entità della somma, la causale non specificata, l'assenza di fatture di riscontro e il ruolo "sensibile" dell'ordinante, che ha un incarico politico. Così, dopo che il 9 giugno la guardia di finanza ha acquisito gli atti, l'11 Fontana ha comunicato alla sua fiduciaria di soprassedere con il bonifico.

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