Politica

«Sei di colore, non posso assumerti»: razzismo in un hotel della Romagna

L'episodio ai danni di un ragazzo milanese di colore

Il messaggino diffuso dai sindacati

«Mi dispiace Paolo ma non posso mettere ragazzi di colore in sala qui in Romagna la gente è molto indietro con mentalità scusami ma non posso farti venire giù ciao».

Con questo sms un albergatore di Cervia (Ravenna) ha rifiutato di assumere un ragazzo di Milano, Paolo, 29enne italiano di colore perché nato in Brasile ma in Italia da quando aveva tre anni, per la stagione estiva 2017. Il mssaggio è arrivato al ragazzo il 18 giugno. Paolo aveva appena inviato all'albergatore una email con la copia della carta d'identità, per perfezionare il contratto.

C'era dunque già un accordo tra le due parti. Ma probabilmente l'imprenditore si è accorto del colore della pelle di Paolo soltanto vedendo la fotografia sul documento. Di qui l'allucinante risposta, resa pubblica dalla Filcams-Cgil di Ravenna (a cui si è rivolta la madre del ragazzo), che parla di evidente discriminazione di stampo razziale.

Il giovane ha già esperienze nel settore turistico, anche in Romagna, e aveva risposto ad un annuncio sul web. «Siamo certi che la Romagna saprà distinguersi dall'inaccettabile connotazione riservatale dall'albergatore», è il commento della Filcams-Cgil, che annuncia un ricorso in tribunale.

Razzismo in hotel, parla il sindaco di Cervia

Sull'episodio è intervenuto anche Luca Coffari, 28enne sindaco di Cervia per il Partito Democratico. Il primo cittadino ha definito la vicenda «un fatto di particolare gravità che non appartiene alla cultura della nostra città e che nulla ha a che fare con la nostra realtà lavorativa e imprenditoriale, che da sempre si avvale di maestranze provenienti da ogni luogo e ogni parte del mondo».

Coffari rivendica che «la Romagna si è sempre dimostrata una terra aperta con una mentalità e un sentire comune che vivono di integrazione, rispetto e correttezza» e sottolinea che «qui "l'unico indietro" è il singolo albergatore».

Sconcerta, effettivamente, sia la discriminazione in sé, sia lo scaricabarile su una presunta "mentalità romagnola" che sarebbe "indietro". Molto probabilmente è solo la prima puntata di una vicenda che non finirà qui.

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