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No Expo: il comune dimentica di costituirsi parte civile per devastazione

Al processo a carico di alcuni dei responsabili delle violenze durante il corteo del 1 maggio 2015. E l'avvocato del Viminale "certifica" che la polizia "lasciò fare" per evitare "guai peggiori"

Auto in fiamme l'1 maggio 2015 (foto Gemme/MT)

Il comune di Milano non si è costituito parte civile al processo contro cinque antagonisti "No Expo" imputati per devastazione, incendio e sacheggio e resistenza a pubblico ufficiale per avere partecipato alle violenze in occasione del corteo del 1 maggio 2015. Gli imputati di questo procedimento sono quattro giovani arrestati il 12 novembre: a due di loro sono stati poi concessi i domiciliari. Il quinto imputato è latitante.

Si sono invece costituiti parte civile il ministero dell'interno e Unicredit. Il primo chiede un risarcimento per danni all'immagine (300 mila euro), ma anche poco meno di 8 mila euro di risarcimento per il lavoro straordinario degli agenti della Digos nel visionare i filmati; l'istituto bancario chiede 870 mila euro per i danni conseguenti alla devastazione di due filiali.

Quanto al comune di Milano, da Palazzo Marino spiegano che la mancata costituzione in parte civile è frutto di una banale dimenticanza. «Non posso credere che l'avvocatura comunale abbia davvero dimenticato l'apertura del processo», commenta Corrado Passera (alleato del centrodestra): «L'unica alternativa possibile è che si tratti di una scelta politica per non contrariare un possibile serbatoio di voti». Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia) attacca: «Con le parole sono bravi tutti. Pisapia aveva lanciato la manifestazione "Nessuno Tocchi Milano" e aveva promesso che il comune si sarebbe costituito parte civile. Ora da Palazzo Marino dicono che è stata solo una distrazione. La sinistra a Milano si dimentica di costituirsi parte civile dopo che il cuore di Milano è stato devastato, imbrattato, incendiato e violentato».

Nel tardo pomeriggio di giovedì 21, poi, una nota di Palazzo Marino chiarisce che c'è tempo anche nella prossima udienza, quando il comune di Milano si costituirà parte civile. «La mancata costituzione nella prima udienza dipende solo da una mancata notifica al comune dell’avvio del dibattimento e l’amministrazione, come annunciato in passato, conferma la sua volontà di partecipare al processo per ottenere il risarcimento dei gravi danni subiti da Milano e dai milanesi», chiarisce il comune.

E dall'avvocatura del Viminale arriva anche la conferma "definitiva", per così dire, che le forze dell'ordine abbiano in un certo senso "permesso" che i manifestanti si "sfogassero" per evitare guai peggiori. Una strategia che in realtà era stata già rivelata dalle autorità di polizia subito dopo la manifestazione, ma che ora viene scritta nero su bianco da Alberto Giuia, l'avvocato dello Stato che ha redatto la richiesta del Viminale di costituirsi parte civile. «Se i manifestanti hanno potuto, in qualche misura, scatenarsi, ciò è stato consentito dalle forze dell'ordine al fine di salvaguardare l'incolumità degli stessi imputati», si legge nel documento. Tradotto: se vi fosse stata un'immediata reazione delle forze dell'ordine, avrebbe anche potuto scapparci il morto.

«Brutto segnale ammettere che la guerriglia era stata "consentita" dalle forze dell'ordine», nota Riccardo De Corato: «Così facendo, lo Stato alza bandiera bianca di fronte a quattro teppisti che hanno distrutto la città». Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia aveva promesso che si sarebbe «fatto di tutto perché i responsabili di fatti gravissimi e inaccettabili vengano individuati e risarciscano i danni morali e materiali».

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